Andammo all'Agenzia dei vapori della compagnia Valery, e per quanto scongiurassimo l'agente, ci fu impossibile ottener da lui, anche pagandolo il doppio, un biglietto di imbarco. Gli ordini della questura erano precisi.
—Noi glielo daremmo anche gratis, ci ripetevano quegli impiegati, ma…
Quel ma era tanto eloquente, che noi non aggiungemmo parola.
Con un po' di sconforto nell'anima, dopo aver girellato a casaccio un'altra mezz'ora afiaccolati e cascanti ci butammo sulle panche di un caffè di Via Grande; un tavoleggiante, giovinetto che avrà avuto appena appena quindici anni, dopo averci ben bene sbirciato, venne da me e chiamommi dapparte.
—Lei vuole imbarcarsi per la Francia? Mi sussurrò a bassissima voce.
—Sì—risposi io francamente, chè non potevo credere in sì giovine età nequizia veruna.
—Ebbene… le dò il mezzo d'imbarco.
—Non scherzi?
—Sulla mia parola d'onore.. Aspetti un momentino e le porto l'uomo per la quale!…..
—Bravo, e se farai bene ti prometto una buona mancia.