Nello stesso tempo esalava l'estremo respiro il soldato vicino, susurrando a fior di labbra il gentil nome di Greetchein. Greetchein!… Mi passò innanzi alla mente la poetica creazione di Göethe e vidi in un remoto abituro una bionda fanciulla che in quel momento fissando il cielo, pregava per l'amico lontano e che già pregustava le gioie inenarrabili di un sospirato ritorno, che l'affetto immenso di vergine suole ispirare fiducia; l'amico lontano muore invece esecrato da tutti; muore in terra straniera, in terra che egli calpestò vincitore e su cui battè prepotentemente la sciabola; muore proferendo il nome di lei, senza che alcuno possa portarle questa notizia, che le sarebbe non lieve conforto nelle future afflizioni. Vestiti a bruno, o bionda fanciulla, ed impara ad esecrare i tiranni: vestiti a bruno e grida insieme con me: Maledetta la guerra!

Come erano belli quei due cadaveri!… Tutti e due erano morti, ispirandosi a reminiscenze soavi… tutti e due assorti nell'ideale sorridendo eran morti!… Io correva dall'uno all'altro, mi chinavo su loro, li contemplavo, avrei voluto trasfondere nel suo corpo il mio spirito vitale onde di nuovo animare tanta gioventù, tanta forza, tanta bellezza… mi sembrava che il cervello avesse a darmi volta: i miei compagni mi trascinaron via a forza dal triste spettacolo: quando rinvenni dallo stupore aveva fatto più che mezza strada per arrivare a Digione. La febbre mi aveva occupato tutte le membra.

—Và a letto—Mi dissero.

—Sì—Risposi, deciso di dare ascolto a un tal consiglio e lasciai gli amici.

Arrivato appena in città trovai alla porta del quartier generale
Materassi, Piccini e alcuni altri.

—Vieni con noi—Mi dissero.

—E dove?

—Si va a vedere i morti che hanno già portato in città… chi sa che non rinveniamo, il cadavere di qualche amico, di qualche conoscente.

Quantunque la scena a cui ci si preparava ad assistere offrisse una prospettiva tutt'altro che ridente in special modo per un'ammalato, come ero io, un po' per bruttissima curiosità (ripeto ai lettori che io non bramo di farmi meglio di quello che sono) un po' per non sembrare da meno degli altri, un po' per una vaga speranza di ritrovar forse una memoria da consegnare ai parenti lontani di qualche estinto, seguii la comitiva che si accingeva a questa visita lugubre.

Durante il tragitto, mi fu raccontata la storia luttuosissima del capitano dei Franchi Tiratori, rinvenuto cadavere e tutto bruciato nel castello di Poully. Garibaldi aveva ordinato un inchiesta su tale nuova barbarie: io qui non voglio discutere, nè avrei dati bastanti per farlo, se sieno o no vere le spiegazioni, che pretese dare il Governo Prussiano con una nota pubblicata su quasi tutti i giornali del mondo: quello che è certo si è che l'ufficiale aveva le mani legate, che covoni di paglia già incendiati erano a poca distanza da lui e che l'infelice, come ben si può osservare dalla fotografia, era tutto coperto d'ustioni, all'infuori del capo. Con ciò non intendo lanciare un'accusa generale a tutto il popolo Germanico; il soldato abbrutito nella caserma, a qualunque nazione appartenga, spesso e volentieri cessa di essere un uomo per addiventare la belva la più sanguinaria.