Garibaldi, non è inutile il ripeterlo, si mostrò abilissimo generale nella precipitosa nostra ritirata: niente restò in mano a un nemico che ci capitò addosso, quando meno lo si aspettava: il primo febbraio la Côte d'Or era sgombra assolutamente dall'armata dei Vosgi.

CAPITOLO XXIII.

Batteva mezzanotte e noi ci fermavamo a Chagny: non una persona era nella stazione: Garibaldi e il suo seguito si ritirarono nella stanza di aspetto dei viaggiatori di seconda classe.

Una guardia mi battè sulle spalle e accennandomi il Generale che entrava in quella stanza, sorreggendosi al braccio del capitano Galeazzi, con voce commossa mi disse: Cinque uomini, come quello, e la Francia era salva! Per tutta risposta io gli strinsi calorosamente la mano.

Il breve viaggio che avevamo dovuto fare in ferrovia era stato più che sufficiente per aggrappirmi tutte le membra, poiché quel diabolico freddo che ci aveva perseguitato, durante tutta la campagna, non aveva la minima volontà di cessare; ci buttammo per questa potentissima ragione nel caffè dove fortunatamente vi era una stufa, e cercammo di riscaldarci alla meglio.

—E non potremo andare in città?—Azzardò qualcuno di domandare al
Ricci.

—Noi dobbiamo stare a guardia del Generale.

—E sia—Rispondemmo in coro, ordinando una, o più bottiglie di vino.

Poco dopo vedemmo Garibaldi che ascendeva la piccola scala, che è in fondo al caffè della stazione di Chagny: l'uomo eroico ci volse uno sguardo, uno di quelli sguardi mestamente soavi, nei quali è compreso un poema: noi tutti lo capimmo alla prima e istintivamente ci levammo il cappello: era impossibile non venerare l'eroe che per un'idea aveva affrontato nella vecchiezza disagii, fatiche inesprimibili, era impossibile non venerare l'uomo che così infamemente ricompensato, collo sconforto nell'anima, aveva un'occhiata di conforto per noi: quella semplice occhiata ci rendeva più grandi, più generosi. Ah!.. non mi scappi fuori una scuola novellina a sostenere che i popoli si debbano solamente muovere per gl'interessi materiali: oh… non mi si dica che il correre dietro ai sogni e alle generose utopie addimostra un'ingenuità d'animo quasi primitiva!.. Io li capisco sogni siffatti, io li capisco tanto, che ne sono entusiasta. Oh, mi si lasci morire per una di queste generose utopie, mi si facciano provare tutte le asprezze della vita disagiata del campo, tutte le emozioni di colui che dice un addio per il vagheggiato ideale alle dolcezze della vita; in oggi che si fa guerra ad oltranza alla poesia, oh, si lasci questo piccolo scampo a chi vuole appartarsi da questa società di calunniati e di calunniatori, di strozzini e di morti di fame, oh! ci si permetta di utilizzare delle vite, forse disutili, per le nostre aspirazioni, che si potranno mettere in ridicolo, ma sulla cui santità nessuno onesto potrà nutrire sospetto veruno!

Erano passati pochi minuti, allorché un ufficiale ci notificò, che non ordine ma desiderio del nostro generale era quello che si andasse a riposare in città: tanto Garibaldi al contrario dei soliti generali pieni di boria ha carità, dei suoi sottoposti!