I Prussiani avevano occupate le case, il cimitero, la chiesa e di là facevano un fuoco d'inferno.

Gli Chasseurs de Lyon e le guide (per la maggior parte italiane) si portarono eroicamente: qualche altra compagnia fe' il proprio dovere, qualcuna, purtroppo, scappò, sparando all'aria, o, quel che è peggio, addosso agli ufficiali di stato maggiore che cercavano arrestarle nella corsa disordinata. Ad onta però di tal confusione la costanza dei pochi prevalse e dopo quattro ore circa di fuoco, i Prussiani, perduto il loro comandante e dopo aver lasciato sul campo un centinaio tra morti e feriti si salvarono con dirottissima fuga pei campi. La giornata era vinta.

Noi avemmo 49 morti e 62 feriti: gli avversarii oltre i morti e i feriti, lasciarono nelle nostre mani 14 cavalli, 73 prigionieri, 14 cariaggi d'avena e di pane, una ingente quantità d'oggetti rubati tra cui orologi, bauli e argenteria, 200 fucili, la contabilità, la cassa con 1,500 talleri, un furgone da munizioni e diversi carri d'ambulanza.

Tutto insieme fu uno dei fatti più brillanti della campagna di Francia e se monsieur Mas, il miles gloriosus, avesse secondato a dovere il resto della brigata, sarebbe rimasta prigioniera l'intera colonna Prussiana.

Inutile il dire che Castellazzo in quel giorno si condusse da eroe: chiunque l'ha veduto in altre campagne, può e deve giustamente argomentarlo: Pozzi e Farlatti riscossero l'ammirazione di tutti, e non ultimo certo tra i valorosi si addimostrò il signor Visitelli, il corrispondente del Dayly News.

Per quel giorno e per la notte vegnente si trattennero gli stanchi soldati in Prauthoy; il domani si portarono a Langres, onde accompagnare i prigionieri, riportare la preda e apprestarsi a nuove avventure. Il 31 Lobbia si spinse e Neully l'Eveque a 12 chilometri da Langres: il nemico si era raccolto in forze a Montigny le Roi e la 2a nostra brigata si preparava per andargli a fare una delle solite visite, quando arrivarono anche lassù le prime notizie dell'armistizio.

Il generale Meyer, protestando di eseguire scrupolosamente i decreti del suo governo, non permise alcun movimento e così la brigata Lobbia restò isolata dal rimanente dell'armata dei Vosgi, nè si seppe più alcuna notizia di lei, fino a che il Castellazzo, travestitosi da contadino, dando prova di un favoloso coraggio, traversò imperterritamente le linee prussiane, e portandosi a Autun, venne di là a Chalons-sur Saône, latore di notizie e dispacci.

Terminato che fu l'armistizio e conclusa la pace, la brigata Lobbia con lascia passare Prussiano passò in mezzo alle schiere nemiche che le resero gli onori militari: da Langres venne a Chalons, dove furono tolti persino i mantelli alle Guide, che così bene avevano adempiuto il loro incarico, che tanto si erano coperte di gloria per difendere quella Repubblica Francese che ora in tal modo le ricompensava.

CAPITOLO XXVII.

Torniamo a noi: i giorni delle belle emozioni erano cessati: prolungare dettagliatamente questa mia storia, sarebbe un voler portare il cane per l'aia, e terminerei rendendomi assai più noioso di quello che son riuscito fin qui…. ed è tutto dire!.. Pure, qualche episodio della nostra guarnigione, qualche sbozzo alla peggio di certe scene, che, se non altro, possono illuminare qualcuno sullo spirito che dominava allora in Francia, non sembreranno superflui ai lettori e serviranno, quasi di cornice al quadro che male o bene ho tentato di tratteggiare sin qui: stacco perciò dal mio libriccino di appunti le pagine meno seccanti e ben volentieri le offro a quei Cirenei, che hanno subito il peso della mia croce per tanto tempo, dando prova in tal modo di più che cristiana pazienza.