Ma era troppo tardi. L'esercito Veneto cadeva giusto allora sotto la rovina della Repubblica, ed i provvedimenti escogitati dal Savio alla Scrittura Leonardo Zustinian non servirono ad altro che a formare argomento di curiosità nella storia della vecchia organica militare dei Veneziani, ed a fornire oltre a ciò un buon esempio atto a comprovare come talvolta ad eguali difficoltà, o molto simili, ad onta dei mutati tempi, si procura di far fronte con espedienti assai affini.
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Sparpagliati nei diversi presidi d'Italia e d'oltremare, gli ufficiali della Serenissima non erano tra loro in eguali condizioni d'istruzione e di addestramento professionale. Quelli poi che soggiornavano nella Dominante, per le loro occupazioni da guardia oligarchica e per i loro contatti con le primarie cariche dello Stato, godevano di un prestigio che non aveva riscontro con gli altri colleghi dell'esercito.
Lo stesso carattere della milizia veneta—prevalentemente levata per ingaggio—contribuiva oltre a ciò a creare attorno agli ufficiali stessi un ambiente molto affine a quello in cui trascorrono oggigiorno la loro esistenza gli ufficiali di taluni eserciti delle libere repubbliche d'America.
Nullameno, ad onta di queste circostanze poco favorevoli dell'ambiente—cristallizzato nelle vecchie pratiche e nei vetusti pregiudizi, sopravvissuti ancora dal tempo delle compagnie di ventura e del Quattrocento—la decadenza militare della Serenissima brilla ancora per il nome di qualche ufficiale, salito in fama unicamente per virtù propria; ciò che è garanzia del suo merito indiscusso. E sono nomi cari non soltanto nel ristretto cerchio della Repubblica oramai moritura, ma eziandio in quello più vasto e luminoso della storia militare italiana.
Tra essi primeggia il brigadiere del genio militare Anton Mario Lorgna, da Cerea, fondatore di quel corpo; architetto, idraulico, topografo e matematico di gran fama, il cui nome va indivisibilmente congiunto alla riputazione del Collegio Militare di Verona, già grande prima della caduta di Venezia, talchè non pochi eserciti stranieri facevano a gara nel richiederne gli allievi al Senato[63] ed egregia anche dopo la caduta, talchè non sdegnò di occuparsene il Foscolo. Meritevoli di nota in questo periodo di tempo sono pure i nomi del maggiore di artiglieria Domenico Gasparoni, veneziano, ordinatore del Museo dell'Arsenale ed autore di una pregevole opera sull'artiglieria veneta dedicata al doge Paolo Senior[64]; del sergente maggiore di battaglia Stràtico, introduttore di considerevoli riforme nei regolamenti militari Veneti, ed infine di Giacomo Nani, per quanto quest'ultimo appartenga per provenienza alla marina, ma per anima e per circostanze della gloriosa sua camera delle armi all'esercito, intorno al quale scrisse il volume inedito dal titolo Della Milizia Veneta[65] e l'opera perduta relativa alla difesa di Venezia[66].
Gli stimoli per suscitare una nobile gara di emulazione e di benemerenze tra gli ufficiali Veneti erano ben pochi. Le stesse ristrettezze del bilancio impedivano perfino di assolvere il sacrosanto obbligo contratto dalla Serenissima verso i prodi combattenti sotto le bandiere di Angelo Emo, assegnando loro quel grado e quello stipendio che erano stati decretati dal Senato per merito di guerra[67]. Per questo titolo—abbenchè con molta minor frequenza—si assegnavano agli ufficiali anche delle medaglie d'oro, con l'impronta del leone di San Marco, del valore medio di 30 zecchini[68].
Ma per l'assenza di clamorose imprese, verso la fine della Repubblica anche questa costumanza, derivata dai tempi eroici, cadde in disuso, sicchè se ne ricorda a mala pena qualche raro caso. Tale è quello del capitano Gregorio Franinovich, del Reggimento Cernizza, decorato per speciali benemerenze ed atti di valore compiuti dal detto ufficiale in Levante[69].
E passiamo al rovescio della medaglia. Le punizioni degli ufficiali Veneti avevano, in prevalenza, il carattere di coercizione morale. Così l'ammonizione, l'arresto semplice, l'arresto più lungo, la sospensione dal grado, la notazione speciale sul libro-registro del servizio—della quale si teneva conto a suo tempo per la compilazione dei titoli di esame—infine l'esclusione o la sospensione temporanea dalle adunanze, o circoli di persone per grado e per nobiltà distinte[70].
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