Signorina (movendo verso la terrazza) — Debbo andarmene... Ho fretta... Saluta tanto per me la tua mamma... Che mi scusi... Ho molta fretta...
(La Signorina via. Il Figlio, con mosse di prudenza animalesca, dietro a lei, fin sull'ingresso della terrazza. Qui fermo, di dove potrà vederla ancora, il guanto sempre stretto fra le mani gelosamente. Lo odorerà di quando in quando con crescente eccitazione).
Cameriera (entrando dalla porta di sinistra) — Che cosa fa lì, signorino? Mio Dio, divora un guanto... Dove l'ha preso?... Lo dia a me.
(Tenta di strapparglielo. Lui, sentendosela accanto, mosso dall'istinto, l'abbraccerà avido. Divincolamento violento, sforzo liberatore: lei da una parte, lui da un'altra).
Cameriera (feroce) — Gobbaccio... Marcio...
(Portiera sollevata. Nel vano, la Madre pallidissima).
Madre (facendosi avanti) — Che cos'è stato?...
Figlio (mostrando il guanto) — Mio, mio...
(Il Figlio sul divano di nuovo, odorando e mordendo il guanto, delirante.
La Cameriera, muta, prenderà il vassoio col servizio per il tè; riverenza profonda alla Madre, poi via.