Terrore soave di tutte le rinuncie e di lutti gli abbandoni. Avevamo il cervello in fiamme e una lucidità insufficiente per il problema da risolvere.

Una voce febbrile di donna che partiva dal balcone vicino al nostro attirò la nostra attenzione.

— Paul, Paul, mon chéri, ne t'en va pas, reste ici, je t'en supplie.

Poi, un rumore di porta sbattuta e dei passi veloci nel corridoio. Origliammo un istante.

De Ritten scendeva le scale, traversava la terrazza alberata e si allontanava sulla strada.

Concertammo rapidamente un piano strategico. Bruno Corra si slanciò giù per seguire, sorvegliare e interrogare possibilmente il marito; Marinetti si assunse l'incarico di avvicinare la signora De Ritten che era rimasta nella sua camera buia con la porta semiaperta.

Tutto era calmo nell'albergo. Cautamente, preannunciandosi con un po' di rumore Marinetti entrò.

— Scusate, scusate, Signora, ho sentito un vostro grido, ho pensato che soffrivate o che avevate bisogno di qualcuno. Volete che chiami la cameriera?

— No, grazie, signor Marinetti, non ho bisogno, non chiamate nessuno. Mio Dio! Che scandalo!

Si teneva faticosamente in piedi reggendosi alla spalliera di una poltrona e si sentivano stridere le sue belle unghie che ne laceravano la stoffa. Senza vederla si sentiva la sua bellezza seminuda: la vestaglia aperta le era scivolata giù un po' dalle spalle. Aveva la voce rauca, di lagrime.