Allora dal fondo della Grotta Azzurra che si rimpiccioliva in un corridoio sotterraneo leggendariamente comunicante col castello di Barbarossa, scattò, si lacerò un urlo di belva ferita:

— Canaaaaailles! Canaaaailles!

Raffica di terrore. Il fragore cessò. Silenzio assoluto, massiccio, polare. Era una voce di donna, la voce della signora De Ritten.

Nessuno aveva visto la sua barca entrare. Sembrò a tutti uno spettro carico d'odio. Bella, pallida, scarmigliata, si reggeva faticosamente sul parapetto della barca. Il candore perlaceo del suo viso spiccava sulla veste nera. Gridava precipitosamente, mordendo le parole:

— Canailles! Taisez-vous! Taisez-vous! J'ai compris le but immonde de votre congrès! Vous n'êtes que des cochons, des péderastes!

Dovette riprender fiato. Gli occhi nerissimi brillanti aguzzavano le punte micidiali delle parole. Si rizzò in piedi e stracciando con le unghie la veste sul petto cominciò a ferirsi i seni.

— Vous avez corrompu mon mari, vous avez tué mon amour! Cochons! Cochons! Cochons!

Poi fulmineamente si vide brillare un piccolo revolver nella sua mano destra e pam-pam, si rovesciò all'indietro sulla poppa della barca.

Urli, frastuono, schiamazzi, trambusto generale. Ressa di barche nell'apertura della grotta. Chi era quella donna? Molti non la conoscevano. Alcuni si precipitarono per soccorrerla. Markoff per saltare da una barca all'altra piombò nell'acqua. Plufff, plaafff!

— Chi è quella donna?