— Magnifico. Sta bene al suo tipo di bellezza. Un vero capolavoro! Bellissima, come te! Brava! Brava!

Facciamo a Rosa innumerevoli elogi come se avesse lei stessa partorito sua sorella in quel momento.

— Cara Rosa, abbiamo bisogno di te, di Mirandolina e di sei altre tue amiche scelte da te fra le più spiritose e le più allegre, per domani sera. Ti spiego subito. Offriamo un banchetto a degli amici parigini. Dunque, bellezza, eleganza, niente musi, niente smorfie, cose da pazzi, contiamo su di te e sul tuo buon gusto.

— Benissimo. Siamo d'accordo. Ci penserò. Spero di contentarvi. Ve ne andate di già? Una piccola tazza di thè. J'ai du thè rouge Saigon.

— Niente thè. Troppa fretta. Scappiamo. Pensa a tutto. Lascia stare il thè rouge. Non far la parigina, cara napoletana. E porta con te, domani, tutta Piedigrotta.

L'APOTEOSI WAGNERIANA XI.

Avevamo tutto predisposto per la nostra partecipazione ai funerali della signora De Ritten e ci fregavamo allegramente le mani giungendo sulla piazza di Capri dove si stava ordinando il corteo tra il vocìo e lo schioccar di fruste delle carrozzelle.

Meraviglioso tramonto di sole già tuffato nel mediterraneo e che saluta melodiosamente dal fondo. Il mediterraneo era infatti il cristallo trascolorante della lampada solare che si inabissava.

Tutte lo squisitezze e ricercatezze di tinte rosa, rosalilla, viola, grigioperla brillante, velluti, amoerri e veli di cielo e di mare. Sapori di frutta nell'aria con dolce sugo di pesca ai denti. Rumori leggeri che seguono le centomila pieghe di una brezza vestita da Poiret. Crepuscolo elegantissimo, pieno di mani femminili lunghissime, erranti per soffocare delicatamente le bocche roventi sguaiate, divine che cantano sul golfo.

Canzoni napoletane aperte come braccia nude e richiuse a ventaglio, metalliche, danzanti trionfalmente sul vasto tamburo orizzontale del golfo.