«Certo, tutto ciò non è affatto castigato: certo, vi è terribilmente sparso il pimento africano e il romanzo odora furiosamente di negro (specialmente nello Stupro delle negre); ma è pieno di vita, poichè, in fondo, nulla è più vivo di incubo. Credete voi che il fabbricare da capo a piedi un uomo artificiale e il farlo camminare non sia difficile, quando s'abbia dell'immaginazione? Lo credete? Io penso invece che sia difficilissimo essere Dio. Ed io credo di non far dispiacere a Marinetti paragonandolo a questo primo autore del primo volume dell'umanità. (Applausi).
«Ma ciò non ha nulla a che fare con la ragione quotidiana. Se fossimo proprio sinceri, confesseremmo che la ragione, come la vita quotidiana, ci annoia ancor più nei libri che non fra le nostre quattro mura.
«Io non raccomando la lettura di quest'opera straordinaria ai giovani che tagliano il loro pane quotidiano in tartine; ma prego i poeti, questi uomini tanto felicemente dotati di pazzia, di fermarsi davanti a questa immagine: Sotto la volta altissima, la luce azzurra della notte si ritirava lentamente, come una donna cerimoniosa che esce, indietreggiando, dalla terrazza, facendo inchini e abbassando in cadenza le braccia da cui pendono cenci. A me sembra signori, che questa frase, copiata a casaccio in un libro nel quale se ne trovano molte dello stesso valore, dovrebbe da sola salvare il futurismo» (Bene!).
Vi leggerò inoltre ciò che di un altro libro del Marinetti ha scritto un critico d'arte, Ettore Janni, su questo giornale di Milano: Il Corriere della Sera.
Si tratta del libro Le Roi Bombance (Re Baldoria). E voi da questo brano vedrete come si possono fare delle accuse al temperamento complessivo dello scrittore, ma come tutto ciò che urta il senso del Pubblico Ministero sia lontano dalla intenzionalità, dalla intenzionalità determinata e oltraggiosa del pudore pubblico, ma sia piuttosto, ripeto, connaturato a un sistema, a uno stile particolare:
«Lasciamo stare i nomi e prendiamo l'occasione. Il Marinetti—e ne sono già prove i suoi due poemi: La Conquête des Etoiles e Destruction—ha bisogno dell'enorme per ispirarsi, stavo per dire… eccitarsi, in tutti i sensi di questa parola: ha bisogno di accordar la sua musica frenetica a un rombo catastrofico, ha l'avidità ed il gusto dello smisurato.
«Era naturale che quella vasta sala popolare tutta appestata di stupidità brutale, gli facesse balenar l'idea della tragedia satirica ed era naturale che questa divenisse il turbine senza confine delle eterne cupidigie umane, una specie di Giudizio Universale grottesco, il Giudizio Universale di tutte le deformi e colossali idropisie corporali e mentali—una larga visione artistica, piena di difetti, scintillante d'ingegno, simbolica, decadente, secentistica, mariniana…. marinettiana, che è quanto dire; ricchezza invidiabile, ma deplorevole abuso d'immagini—una vera imagorrea:—quasi ogni aggettivo condannato a portarsi appesa una proposizione maggiormente esplicativa, tutti i pensieri e tutti i paragoni in così alto rilievo che vi manca del tutto la virtù della gradazione: un bel talento che ha l'aria di essere un po' infermo di satiriasi…
«Ma passerà, poichè tutti questi difetti si riducono a uno solo: alla sovrabbondanza o, per dir meglio, ad una insolente incuria giovanile della misura: e questo è un difetto che fa mettere i colpevoli alla destra dei giudici: alla sinistra vanno gli stitici, che si grattano il capo un anno prima di trovare un'idea o una metafora, e l'anno seguente vi raccolgono intorno due volumi» (Bene! Applausi).
Dunque è lo stesso Marinetti che dà tanto sui nervi giuridici del Pubblico Ministero, è lo stesso Marinetti con la stessa sovrabbondanza, con lo stesso grottesco, con la stessa arte piena di immagini, di sovrapposizioni e di esagerazione, è lo stesso temperamento.
Il Janni propone una cura, e la cura la affida alla critica letteraria, al gusto del pubblico, al procedere degli anni, a quella selezione naturale di tutte le esagerazioni che nel procedere dell'opera d'arte si possono compiere: è magari severo contro di lui, ma domanda che all'arte o all'intenzione dell'arte si contrapponga qualche cosa che rispecchi l'arte diversa, non contrappone, onorevole rappresentante dell'accusa del 1910, ad una forma d'arte la forma di galera che ella propone. Il proporre la cura dei mesi di reclusione che non si dànno nè allo stupratore, nè a coloro che fanno atti di libidine, nè a coloro che commettono adulterî quando paghino la parte lesa, infliggerli ad un galantuomo che ha dato tutta la sua attività, tutta la sua giovinezza, tutto il suo patrimonio a questo ideale d'arte, onorevole rappresentante dell'Accusa, è soverchio. Lei è giovane, ed io spero avrà un brillante e nobile avvenire. Ma io le auguro che questa sua requisitoria ella possa cancellarla dal suo stato di servizio professionale, come auguro, e sono certo che il mio augurio sarà coronato dal successo, che magistrati come voi siete scriveranno una sentenza come quell'altra lodata dal Pubblico Ministero e che voi ora non dimenticherete e che fu resa a Parma riguardo a un'altra causa; una sentenza la quale, si occupi o non si occupi del valore letterario dell'opera, ma non sia una sentenza infamatrice di un'arte discutibile ma non degna, però, di essere messa alla gogna come vorrebbe il Pubblico Ministero.