E mi sia anche consentita una parentesi. Quelle Signore, il giorno in cui s'è presentato difeso da tre o quattro scavezzacolli che rispondono ai nomi di Berenini, di Fabbri, e dell'umile, dirò così, sottoscritto, era stato venduto in un migliaio circa di copie. È bastata la sentenza d'assoluzione per spingerlo a una vendita inusitata e insperata, in Italia; e, varcato l'Atlantico, è diventato nutrimento intellettuale dei lavoratori italiani, al di là dell'Atlantico è stato letto un po' dappertutto e un po' da tutti; e Notari s'è avviato alla celebrità… e a nuovi processi (ne avrà uno il 27 di questo mese), attraverso a una vendita… americana.
Non posso onestamente sostenere che i giudici di Parma non sieno stati efficaci cooperatori di una tal vendita, amichevoli collaboratori del Notari.
Ma dico anche (senz'alcuna amarezza, perchè Marinetti non ha un gran bisogno di vendere): questo libro potete assolverlo, caso mai, tranquillamente, perchè non sarà mai venduto, quale sia per essere la sua sorte, assoluzione o condanna.
Perchè non offende la moralità media (se la offendesse sarebbe avidamente comperato e letto); soprattutto perchè è oscuro di allusioni e di simboli, e, per capirlo e gustarlo, bisogna penetrarvi dentro, esser quasi un iniziato.
E i futuristi, appunto perchè futuristi, non mi sembrano la maggioranza del paese e non lo diventeranno mai. (Mormorii prolungati: «Speriamo di sì!» «No! No!»)
E il libro non sarà comperato perchè urterà sempre contro la moralità media, dal punto di vista letterario, rappresentata così bene dal banchiere Weill-Schott.
«Ho incominciato a leggerlo, mio caro Marinetti, il tuo Mafarka—ha risposto quel simpatico banchiere—ma, l'ho detto anche a te, non sono stato capace d'andare in fondo».—Questo libro simbolico, di eccitazione, grido di guerra, battaglia, sfida, questo libro che contiene il credo di una nuova scuola letteraria ed etica, questo libro non sarà mai pane per i denti del gran numero. Questo libro, destinato ad allietare gli ozii pensosi, ricercanti le profonde ragioni della vita, le alte aspirazioni verso l'infinito, non sarà mai nutrimento e dilettamento di perditempi oziosi e viziosi, di giovinetti guasti il palato e lo stomaco di un qualche mal pornografico.
Io credo, signori, di avere risposto, come era da me, come consentivano il tempo scarso e la stanchezza dell'ora, agli argomenti principali del Pubblico Ministero. Credo di aver aggiunto qualche piccola cosa sfuggita forse alla ricerca sapiente dei due valorosi colleghi, che hanno costruita una mole defensionale intatta ancora.
Ma devo aggiungere un altro argomento, modesto, pedestre, volgare; non se ne abbia a male il mio amico Marinetti: quando faccio l'avvocato, devo fare del passatismo, tutt'al più del presentismo. È un argomento dei più umili. Volete sentirlo?
F. T. Marinetti: «Mafarka il futurista» romanzo, traduzione dal francese di Decio Cinti; «Mafarka le futuriste, roman africain». Ora voi come avete fatto la vostra requisitoria? In sintesi (non entro negli spiragli, nelle pieghe delle vostre argomentazioni), in sintesi, la vostra requisitoria è questa: a me piace o può piacere Mafarka il futurista. Ammetto anche il fine nobile, ma il fine non giustifica i mezzi. C'è la forma, è vero?, la forma che mi offende. Quando voi dite: membro, noi siamo collettivamente offesi; quando voi dite: culo, il nostro pudore è violato. Dante Alighieri dice culo, e Dante Alighieri si legge nelle scuole. Se non erro, il verso è: «Ed egli avea del cul fatto trombetta». Quando Dante Alighieri dice puttana, dice puttana, e non v'è nessuna offesa. È vero che certe scene le ha trattate con reticenza; ma le ha trattate anche con sincerità, e la sincerità richiede, prima di tutto, la parola propria. Io non appartengo alla scuola cui appartiene il mio amico on. Barzilai, cioè io non dico che a questo mondo non si debbono mai dare dei pugni. I pugni non servono a far penetrare nella testa gli argomenti! ci vogliono anche i pugni. (Applausi fragorosi).