Ufficiali austriaci, vomitanti grondaie,
voi meritate
che finalmente io lasci cadere
su voi il Santo Padre,
fetido sterco nero e greve,
caldo uscito dal mio sfintere di grande uccello d'Italia!…
Cercate di riceverne un po' in bocca…
Potrete nutrirne l'anima vostra
fino alla morte
estrema
della vostra razza!
Arrivederci, Santità! Finalmente spezzo le tue catene!… Ti ho regalato cielo e nuvole ed ora ti consacro imperatore dei pesci!… Attento! Ti lascio cadere…. Datti la pena di giunger le mani come dovessi pregare e fa un bel tuffo! Ahi! Che fracasso! Ti sei fatto male?… Certo la pancia ti s'è sgonfiata, come una seppia, annerendo le onde!
__I pescicani becchini.__
Eh, via! Possibile? Il mare rifiuta anch'esso
d'accoglierti nel suo seno?
Eppure è qui, proprio in mezzo
a questo gran lago italiano,
Adriatico,
che fu da tempi remoti predisposta
la grande tomba mobile
dell'ultimo dei nostri Papi!…
Ed ecco infatti i tuoi graziosi becchini:
i pescicani! Accorrono a gara,
Il più grande, solenne,
entro la fossa fino a mezzo il corpo
arrota, due, tre volte su un lampo violetto
la vecchia zappa intaccata del suo grugno motoso
sospingendoti a colpi di coda
nel profondo terreno del mare!…
Sono leggiero, libero e possente!… Son un italiano liberato ad un tratto dalla sua zavorra cristiana e dai suoi pesanti ceppi cattolici! Avanti contro Vienna!… Avanti! Avanti!
Gli scoppi dei cannoni furibondi mi guidano. Fiamme, laggiù, lontano!… I nostri due eserciti s'avanzano scavando l'orizzonte notturno, sventrando le città che tremano smascherate dal gran gesto brutale dei nostri riflettori!
Esercito austriaco sconfitto, io ti sento con gioia fuggire spaventosamente in un ansare di rosse paure!…
E voi, Garibaldini, sappiate che vi porto
nel mio ventre,
con una calda ebbrezza materna!…
Io sento scricchiolare i vostri piedi possenti
per i sentieri coperti delle mie viscere!…
Distruggere! Bisogna distruggere!
Distruggere senza fine!…
I tizzoni delle mie dita bruciano,
palpitano, crepitano e fumano
dalla punta,
rapidamente!…
Ho dappertutto, sulle tempie, in gola
i colpi reiterati d'un razzo meccanico
che darà fuoco, ben presto,
all'obice del mio corpo!…
O padre mio, tu che sapesti così ben caricarmi d'eroismo e d'audacia temeraria, ora vedi come io soffro aspettando così, lungamente, lungamente, l'inebbriante esplosione del mio corpo!…