1.
VOLANDO SULLA SICILIA NUOVO CUORE D'ITALIA.
Orrore del tetro cubo della mia camera
da sei lati chiusa come una bara!
Orrore della Terra, vischio sinistro alle mie zampe d'uccello!
Oh! salire! Salire…. fuggire in alto e lontano!
Dalla breccia della parete, scoppiata subitamente, il mio gran monoplano dalle aperte ali bianche fiuta l'azzurro del cielo…. Davanti a me, l'acciaio con sfolgorante fragore dilacera la luce, e la febbre cerebrale della mia elica espande nell'aria il suo rombo. Sulle mie ruote ragionanti io tutto vibro danzando, e mi schiaffeggia il folle vento dell'estro! I meccanici intanto, nel buio logico della mia camera, per la coda trattengono elasticamente la mia ansia di volo, come si tiene a guinzaglio un cervo volante…. Via! Lasciatemi! Parto!
E alfine—oh! gioia possente!—io mi sento quello che sono veramente: un grande albero insorto che si sradica con uno scatto di volontà e si slancia via sul suo aperto fogliame stormente, scagliando contro il vento la turbinante matassa delle sue folte radici!
Sento il mio petto aprirsi come un gran buco ove tutto l'azzurro del cielo deliziosamente s'ingolfi, liscio, fresco e torrenziale! Sono una finestra aperta innamorata del Sole, che verso il Sole s'invola! Chi ancora potrà rattenere le finestre affamate di nuvole e i balconi briachi dì luce. che stasera si strappano dai vecchi muri delle case per balzar su nello spazio? Ho alfine riacquistato il mio massiccio coraggio dacchè i miei piedi vegetali, non pompano più dalla terra prudente l'avaro succo della paura! In alto! Nel cielo più alto! Ecco m'appoggio sulle elastiche leggi dell'aria…. Ah! ah! son già sospeso a picco sulla città e sul casalingo disordine dei suoi palazzi disposti come utile mobilia…. Ora dondolo appena, come una lampada accesa sulla piazza centrale, tavola apparecchiata dai numerosi piatti fumanti che si muovon da soli, fra uno scintillìo dì bicchieri sfilanti elettricamente!
L'ultimo proiettile del sole al tramonto
colpisce me, uccello coperto dì sangue,
ma che non cade…. ed io salto
da ramo a ramo
sull'enorme foresta illusoria dei fumi
che salgono dalle officine….
Più in alto! Più lontano! Volo fuor dalle mura! Ed ecco una gazzarra di croci ammutinate, là, tra le file arcigne dei cipressi gendarmi…. I giardinetti sepolcrali hanno grida rosse e verdi, ed i candidi marmi sembrano mille fazzoletti agitati! Seguirmi a volo vorrebbero i morti stasera…. Stasera i morti son ebbri, son gai…. Come voi, morti, ero morto, ed eccomi risuscitato!
Il cielo è tutto appestato dall'olio di ricino del mio motore! Ne ho sulla bocca, sul naso, sugli occhi…. Una doccia!i Stomaco mio volante, non fare lo schizzinoso! Bisogna pure che paghi il tuo viaggio con un poco di nausea! E vomita, vomita pure, stomaco mio, sulla terra! È l'ultima zavorra che getterò per salire e per giocar leggermente a saltamontone sulle schiene villose dello montagne!… Campagne geometriche! Quadrati innumerevoli di campi arati, di vigne e di prati! Son tombe di giganti? Intorno a ognuna il sole accende lentamente quattro file di verdi candelabri….
Destatevi, tranquille fattorie! Aprite, aprite le ali rosse dei vostri tetti, per volare con me verso il tuo battito forte, o Sicilia, nuovo cuore d'Italia, balzato fuori dal suo petto nello slancio delle conquiste!…