Una Saint-Etienne prodigiosa. Si ricorre a lei per la difesa dei punti pericolosi. Non si inceppa mai se è servita e accarezzata dal suo amico mitragliere Buco, un pugliese magrolino, olivastro, dagli occhietti furbi tutti a lampi che si mescolano ai lampi d’una risata bianca continua. Meccanico provetto. Non ha mai bisogno di smontare la sua amante per pulirne il cuore. La domina impugnandone la groppa flessuosa, la pizzica, la solletica. E la Dama elegante in nero si curva giù sugli abissi dove fervono le serenate austriache e sputa, sputa i suoi innumerevoli fiori veementi che uccidono i romantici e audaci suoi serenatori.
Buco mi saluta offrendo la sua risata allegra allo splendore elettrico bianco azzurrino del proiettore. Siamo glorificati, divinizzati dalla versicolore splendida pazzia delle farfalle che si slanciano ebbre d’oro nel gran fascio di luce, cozzano ruzzolano, piroettano contro il grande occhio vetrato divenuto ormai accecante.
La rabbia delle cannonate in rissa con tutti gli echi mugolanti accresce la fantasia e il mistero di questa notte ultra-romantica innamorata di morte e d’ilarità crudele. Tragicamente come uno spettro dalla tonda pancia di metallo in fusione, il proiettore che funziona a distanza esce dalla sua caverna e s’avanza sul binario Decauville fin sull’orlo della roccia a picco, poi retrocede senza rumore e si cela nel buio.
Dal fondo della caverna i foto-elettrici regolano, sulla sfera girevole di un apparecchio i movimenti di spostamento e di accensione. Ma le rotaie sotto il proiettore brillano e si torcono come serpenti fosforescenti e il mio sogno ultra acceso vede realmente camminare un formidabile spettro dalla pancia vetrata tutto convulso nello sforzo di liberarsi dalle farfalle in foia. Si avvicina austero e minaccioso alla troppo civetta Dama mitragliatrice che schiamazza, sbraita sempre più contro i suoi corteggiatori della valle.
La bella Dama d’acciaio respira golosamente l’eccitante miscela degli odori notturni: vaniglia, violette, acacie e menta selvaggia, tutti pepati dall’odore aspro dominatore della balistite.
Sembra ballare pazza di gioia la sua strana danza a schiena curva. Fumano i suoi capelli sciolti. Il mitragliere le stringe i fianchi e l’ombra ingigantita della coppia bizzarra danza proiettata a cento metri davanti a noi sul tondo, enorme cerchio di luce che il fascio luminoso del proiettore stampa sulla nebbia. Vicino, sotto, sopra, intorno, altre ombre strabilianti: le nostre. Labirintica prospettiva fra gli specchi irreali numerosissimi di questa festa da ballo.
Buco mi dice: «Come è bella la mia dama! Elegantissima! Come balla bene! E’ un po’ capricciosa e suscettibile, ma non con me. Con me è buona! Mi è stata sempre fedele, mi preferisce a tutti! Mi dà tutto il suo spirito e il suo ingegno... Gode, veramente gode quando io la olio di baci... ha un odio speciale per quella stupida, pettegola che vorrebbe tenerle testa là davanti a noi!».
Sentiamo infatti le numerose pallottole della mitragliatrice austriaca frugare brutalmente a 2 metri sopra le nostre teste nella vegetazione buia.
La Dama al Balcone la deride, la insulta a perdifiato: «Idiooota ta-ta-ta-ta-ta-ta- Idiooota ta-ta-ta-ta-ta.»
Rispondono tutti gli echi del muraglione di faccia, ma una gran nebbia ci vieta di vedere malgrado gli sforzi insolenti del proiettore la strada austriaca da dove scendono gli assalitori. Gli echi irritati o sedotti ridono essi pure, conquistati dalla festa da ballo, moltiplicando i loro lunghi