d’un nostro 75 da campagna.
Rispondono gli echi
BRAA
bu-bu-bu-bu-bu-bu
vu-vu-vu-vu-vu-vu-vu.
Entrano in scena i grossissimi calibri. Sulle bottiglie, i bottiglioni di esplosivo inebriante crollano ormai i barili giganti. E la frenetica gioventù baldanzosa dei gas a lungo compressi si scatena nella domenica di tutte le libertà omicide. I barili non bastano. Bisogna sventrarsi, pensano i cannoni, e gettare a manate e a palate sulle montagne in giro le nostre lunghissime budella di bronzo. Inghirlandiamone anche le cime che ora tintinnano sotto i primi buffetti dorati del lontanissimo faticoso sole nascente. I rumori salgono, salgono, come spiraliche budella nere a strangolar le cime perchè se mai vi fosse un nostalgico pastore a sognare, possa pensare d’essere immerso a capofitto colle punte dei monti nel più spaventoso inferno di tutte le religioni.
Prendiamo il camminamento e poi la trincea della brigata Casale. Si scende dietro le spalle dei fucilieri che scattano, sparando pim-pam-pam-pam.
Un gruppo di mitragliatrici innaffia giù con un ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta che non cessa, un burrone a 300 metri sotto di noi granulato di piccole forme che salgono. I nastri delle cartucce corrono su a tuffarsi nella macchina sussultante come frettolose di trovarvi il varco e per la canna precipitare con gioia contro i corpi vivi che appetiscono.
Sulle bocche delle mitragliatrici si aprono e chiudono fulmineamente orchidee e giaggioli scarlatti, argentei e dorati. Flora tropicale dalla telegrafica fecondità.
Valle Ghelpa mette 200 metri di vuoto tra noi e la trincea austriaca di Cima Tre Pezzi incoronata di fumi neri zaffiro, smeraldo e celeste verdolino delicatissimo. Svolazza via un fumo elegantissimo a mille pieghe come una veste di Poirée. Sentiamo che la battaglia infuria a destra dove si dice gli inglesi abbiano ceduto. Siamo a Sculazzon fra le mie bombarde con l’amico Mattoli.
Si tira verso destra in un punto della valle ormai trasformato in un vulcano. Il ritmo della fucileria opprime il cuore. Corre voce nella lunga trincea della brigata Casale che gli austriaci hanno conquistato 900 yards agli inglesi con un principio di accerchiamento che avrebbe per obiettivo il Cengio. Tutto il blocco di montagne che s’incunea fra l’Astico e l’Assa è in pericolo. Passano uomini e uomini con cassette di munizioni. Hanno spostato le mitragliatrici verso la destra. I telefoni però funzionano. Ordine di cessare il fuoco delle bombarde. Ma una lieve angoscia ci punge nello straripamento dei fumi che ormai hanno invaso tutto il paesaggio oscurandolo. Siamo ripiombati in una specie di notte caotica fra gli altissimi scossoni dell’aria dove viaggiano come su mille binari paralleli i proiettili dei grossi calibri. Impera ora il 280. Interviene tirannicamente il 305 di tratto in tratto. Questo che scoppia è certo un veliero carico di esplosivi spinto in questo mare di fumi per colmare, incagliandosi, lo stretto che separa gli Austriaci e gli Inglesi.