Tre giorni dopo il generale Monesi in automobile si ferma davanti alle baracche del Gruppo. Entra, allegro. Eccellenti notizie. Con La sicurezza di un generale vittorioso, dopo avermi detto di avere assistito alla serata futurista di Brescia mi parla del piano fallito degli Austriaci che speravano di tagliarci fuori facendo cadere tutto il massiccio nostro (Forte Corbin, Cima Arde, Cesuna) giungendo al Cengio e poi al Pao con un aggiramento. Le nostre posizioni perdute del Tonale sono riconquistate. Asiago, il Grappa sono fermi. Abbiamo perduto una parte del Montello sul quale pesa lo sforzo principale degli Austriaci, che sono però contenuti.

Il generale Monesi parte sotto una pioggia dirotta, mentre si straccia il nebbione agitato e dilaniato dal vento che sale da Val D’Astico inesauribile caldaia di nebbie. I nostri 75 campagna non tacciono mai e i loro proiettili hanno dei rumori di siluri sull’acqua.

Ptoo!... fisssss
Pto! Pto! Pto! fiiiiii
Ptoo! Ptoo! Ptoo! fiiiii

Il 19 giugno all’alba vedo venirmi incontro Zazà allegra e civettante con in bocca un foglio di carta, seguita dal suo nuovo corteggiatore Ligò cagnolino buffo incrocio di barboncino e di buldog bastardo. Agilissimo con mosse di cavallino, fulvo come Zazà ma frenetico di mosse, musino delicato con una strana punta rosea-nerastra, occhi acquosi-grigi, grazioso, intelligente, vivace, non più giovanissimo. E’ sempre in foia. Assale amorosamente Zazà e le strappa il foglio di carta. Io prendo a volo il foglio e leggo: «Bollettino Diaz—9011 prigionieri austriaci e circa 300 mitragliatrici austriache catturate. Le nostre truppe stanno riconquistando il Montello e ricacciando gli austriaci nel Piave».

Il 21 giugno sera sorveglio e dirigo un lavoro di mine per piantare una nuova baracca. Tre bombardieri intorno al pistoletto conficcato in una piega della roccia. La mazza bene impugnata da braccia rudi gira sulla mia testa scintillando ogni volta rosea in alto negli ultimi raggi obliqui del sole. Il secondo bombardiere ogni tanto spinge il raschietto nel buco per togliere la polvere. Con cura introduco la sabulite, capsula e miccia. Tutti via a 50 metri di distanza. Il bombardiere dà fuoco e fugge

Tum Tum PRAANG

Poi i tonfi toonfi dei blocchi ricadenti. Zazà abbaia e corre mentre un porta-ordini in bicicletta arriva trafelato. Il capitano legge e mi comunica l’ordine di partire per Scandiano e raggiungere le squadriglie di Auto-Mitragliatrici blindate alle quali sono assegnato.

IV.
UNA DONNA-PREMIO

Il 22 giugno, partendo da Val Silà a piedi seguito dal mio attendente Ghiandusso, che chiacchiera volubilmente, sento subito rinascere nelle mie gambe l’inebriante elasticissimo passo del Carso. La strada scende fra i grossi calibri Inglesi che gli artiglieri alti, biondi, casco coloniale e braccia nude ripuliscono cantando. Quelle voci aspre un po’ velate di marinai d’oltre Manica contrastano con le morbide ondate profumate del vento estivo che ci viene un po’ stanco dall’immensa pianura veneta giù sotto il Cengio.

La mia cagnetta Zazà sculetta, abbaia e m’invita a correre. Corro con lei fuori dalla strada. La montagna è tutta riplasmata dal bombardamento. Mi fermo e bevo la visione calda e nutriente della Patria coricata immensamente che sembra sollevare con ritmo felice l’ampio petto della pianura tatuato di strade e villoso d’alberi che il sole imbrillanta di un sudore dorato. La città e i villaggi sono i suoi amuleti.