Bell’uomo che avrebbe tutte le fortune con donne della buona società; forse disilluso, ora amante amato di tutte le prostitute.
Per loro canta accompagnandosi sulla chitarra, seccato se qualcuno canta insieme con lui. Magnifico ufficiale, quattro volte medagliato, ottimo organizzatore di batterie, goliardico e carnascialesco re dei bordelli.
Squilloni si volta e parla con voce importante all’Italia, alle città della pianura, a noi: «Le stelle non mi piacciono e neanche le nuvole rosee che paiono, a voialtri poeti, seni e cosce di donne. Domani si va tutti, figliuoli, a fare un bagno di carne da Madama Rosa».
Il giorno dopo tutti nell’autocarro della spesa, per Campiello e Mosson fino a Thiene, sbattuti dalle risate trionfali del Colonnello Squilloni che ci conduceva verso ciò che chiama l’unico paradiso!
Sforzo del motore nelle salite vruu truu vruu truu. Poi respirazione dilatata in discesa vraaaa svaaaa err tling tlaang.
Polverone. Odore di morte a Campiello. Vi sono trincee colme di cadaveri della prima offensiva austriaca. Qui la nostra difesa fu accanita.
A un chilometro dalla casa ospitale, una automobile militare ci sorpassa, filando a tutta velocità forse collo stesso obbietivo. La sua sirena si sforza di imitare il raglio d’un asino in amore.
iii ooo iii ooooo
Noi sorpassiamo dei piccoli plotoni di scozzesi in gonnella, rudi gambe e polpacci abbronzati e bitorzoluti. Marciano a passo ritmato più rapido del passo militare alla conquista dei piaceri facili. A frotte veloci meno ordinate, ufficiali e soldati grigioverdi.
Stop. Entriamo nella graziosa villetta. Per ufficiali. Fumo, fumo, fumo. Non si respira, tenenti e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi polverosissimi, frustino o bastoncino in mano, tintinnio di speroni, nei corridoi da transatlantico.