John!... Wilson!... France!... Italiaaaa!...!
Da tre giorni l’intiera 8ª squadriglia si esercita al tiro della mitragliatrice. Mentre crediamo poco nella collaborazione della cavalleria in caso di celere offensiva abbiamo grande fiducia nelle nostre auto-blindate. Si lavora energicamente sotto il sole tropicale che trasforma la mia 74 in una vera scatola di cottura.
Ricordo di aver per il primo nella mia Battaglia di Tripoli paragonato la mitragliatrice a una donna seducentissima perfida capricciosa e crudele con la sua lucente cintura di cartucce. Trovo ora che l’immagine è precisa specialmente se si tratta di caratterizzare queste nostre mitragliatrici S. Etienne vendute dalla Francia all’Italia, più parigine e più femminili di ogni altra mitragliatrice, più passionali e più perfide. La mitragliatrice S. Etienne è un’arma perfetta, ma esige cure tali da stancare qualsiasi amante devoto. Sarebbe docile e continua, se ben fissata sul candeliere in terra. Ma soffre di affacciarsi alle finestre troppo strette della blindata. Non ama gli scossoni polverosi della velocità, esige una oliatura leggerissima, dirò meglio una toilette da Istituto di bellezza. Altrimenti si inceppa, mastica le cartucce invece di spararle e si ingombra lo stomaco colla polvere.
Brutto affare sentirsi accerchiati mentre la S. Etienne ha le bizze. Il mio sergente ha svestito interamente una delle due S. Etienne in cupola. L’aiuto, seconda cameriera affaccendata intorno al corpo della dama che andrà al ballo. Eccola rivestita. Spara; poi di nuovo si inceppa. Il mio sergente bestemmia:
—Accidenti, ora fa la matta! Questa stupida non ama l’olio!
Si soffoca nella mia blindata. Salto fuori per respirare pensando a un’altra donna che fa la matta nella sua ultima lettera. Si chiama Bianca, è bionda, fiorentina, sensuale, sta a Palermo, spera di incontrarmi a Napoli. L’ho amata, ma la sua natura bizzarra piena di svolte misteriose, sincerità e snobismi, calcoli e generosità assolute, mi esaspera specialmente ora in questo periodo della mia vita di guerra, inadatto alle complicazioni e ai diabolismi erotico-sentimentali. Sarei contento di non rivederla più. E’ una mitragliatrice graziosa, precisa, ma turbolenta e piena d’inceppamenti. D’altra parte, come incontrarla ora? Mi scrive una lettera assurda ponendomi l’ultimatum. Vedersi a Napoli o non vedersi più!
Il capitano Raby mi batte sulla spalla con queste parole inaspettate:
—Non posso andare ora in licenza, se vuoi andarci tu, puoi partire fra due ore.
Scatto di gioia e accetto. Questa gioia mi irrita. Sento che il fascino della mitragliatrice lontana mi domina, ma dico con tono strafottente: