Questo è l'enimma di Ney. Ney, il cuor di leone, l'eroe della Moscova, il fedele Ney che pagherà con la vita l'adesione accordata al reduce dell'Elba, il fulmine di guerra che tre giorni dopo anticiperà temerariamente le cariche della cavalleria contro Mont-Saint-Jean e avrà cinque cavalli uccisi sotto di sè, Ney, le brave des braves, ricevendo l'ordine di slanciarsi «a capofitto» contro Wellington e di prender posizione oltre il crocevia dei Quatre-Bras, si avanza infatti, il 15; ma, affrontatosi col nemico, giudica di non potersi impegnare a fondo, e s'arresta; il 16 esita ancora, perde tempo, attacca con una sola parte delle sue forze, non si spinge oltre il crocevia, non è neppure in grado di concorrere, dalla destra, all'accerchiamento della sinistra prussiana! Enimma nell'enimma: tutto il corpo d'esercito di Drouet d'Erlon, posto tra Ney che attacca gl'Inglesi e Napoleone che attacca i Prussiani, va dall'uno all'altro e torna dall'altro all'uno senza arrivare a combattere con nessuno dei due!... Chi ha portato a d'Erlon l'ordine scritto con la matita? Non si sa! Ma Napoleone l'ha veramente scritto? Il Lenient lo nega.
La sua spiegazione del mistero è nuova del tutto. Il fatale andirivieni di Erlon è dovuto a un ordine contraffatto: un gregario, a fin di bene, in quell'esercito dove la disciplina lascia troppo a desiderare, dove lo zelo consiglia audacie pazze, ha falsificato la scrittura del capo. E Ney non ha colpa d'avere esitato. Se mai, doveva esitare anche più, disobbedire totalmente all'ordine imperiale, arrestarsi più indietro ancora, rendere così impossibili le marce e contromarce di Erlon e mettersi in grado di dare una mano a Napoleone contro Blücher. La colpa è tutta dell'Imperatore, che mentre si propone di separare i due nemici alleati e di cominciare a distruggerne uno, si divide invece egli stesso, resta con soli 80000 uomini contro i 120000 di Blücher e manda i 47000 di Ney contro Wellington, pretendendo anche che il maresciallo gliene riservi una parte. Troppo poche se debbono affrontare tutti i 95000 soldati del duca, le forze di Ney sono troppe se debbono sostenere soltanto qualche breve zuffa.
E quest'ultima è veramente l'opinione dell'Imperatore: Wellington non potrà resistere, non riuscirà neanche a concentrarsi, non potrà opporre nessun serio ostacolo sulla via di Brusselle. Entrare a Brusselle è il sogno del vanaglorioso: già egli caracolla con l'immaginazione per le vie di quella città.... Un particolare è caratteristico: Napoleone dà a Ney la cavalleria della Guardia, ma gli dice: «Non ve ne servite!». La cosa è tanto incredibile che Alberto Pollio ricusa di crederla. Il Lenient vi trova invece la conferma della sua spiegazione. La cavalleria è data a Ney per mostra, come uno spauracchio contro i nemici: basterà che costoro vedano quella forza, perchè si sentano perduti. Questo concetto l'Imperatore ha di Wellington, del duca di ferro!
Un concetto non molto diverso ha di Blücher: è persuaso che il maresciallo prussiano, con 120000 uomini sotto il proprio comando, non potrà, non saprà concentrarne più di 40000 a Ligny. Non contento quindi d'aver distaccato Ney contro gl'Inglesi, il temerario lascia anche inerte Lobau a Charleroi con tutto un corpo d'esercito, lo richiama troppo tardi, quando s'accorge che Blücher ha con sè tanta forza da non lasciarsi schiacciare. Potendo riuscire un trionfo risolutivo, Ligny è così una mezza vittoria e lascia indecisa la partita tremenda.
V.
Il 17, alla vigilia della giornata suprema, l'Imperatore può scegliere tra due obbiettivi: o inseguire e finire Blücher, oppure correre addosso agl'Inglesi. Anche ora, invece, egli presume di poter conseguire i due scopi ad un tempo. Illudendosi che Blücher sia stremato, crede che basti Grouchy ad annientarlo; 38000 Francesi in tutto, contro più di 100000 Prussiani! Egli stesso con i 60000 soldati che gli rimangono, stima di poter opprimere i 95000 di Wellington.
La giornata fatale già spunta. Napoleone ha inoltrato tutte le sue forze verso Brusselle, in unica colonna, senza tentare un attacco di fianco, senza accennare ad una mossa avvolgente. Scorgendo Wellington fermo sul pianoro di Mont-Saint-Jean, lo giudica perduto — «il tempo di far colazione!» — e non si accorge che l'Inglese, certo dell'arrivo dei Prussiani, si stima intanto sicuro, nel campo precedentemente scelto e studiato, come dentro una piazzaforte. I Prussiani, secondo l'Imperatore, non possono, non debbono arrivare: Grouchy è stato da lui spedito appunto per attraversare loro la via. Ma il maresciallo ha pure un'altra missione: sostenere la destra del generalissimo. È ancora il presuntuoso sistema di voler raggiungere due scopi ad un tratto — con l'aggravante che questa volta il duplice ufficio non è assunto da Napoleone in persona, ma affidato a un povero di spirito come Grouchy! Soult, la sera innanzi, ha dimostrato la necessità di richiamarlo: il despota gli ha brutalmente ordinato di tacere, salvo a ricredersi, più tardi — troppo tardi.
E Grouchy non arriva, non arriverà, non potrà mai arrivare; e invece i Prussiani spuntano all'orizzonte mezz'ora dopo l'inizio della battaglia! Anche ora, nell'ora estrema, invece di tenere le sue forze indissolubilmente unite per disfare gl'Inglesi prima che i suoi alleati siano in linea, Napoleone si divide un'altra volta, manda contro il pericolo ancora lontano tutto il VI Corpo e due intere divisioni di cavalleria!
Qui spunta un altro enimma: l'impiego dell'artiglieria. Gl'Inglesi dispongono di 177 pezzi, Napoleone di 266: l'enorme vantaggio resta infruttuoso. È vero che il campo di battaglia è stato trasformato dal temporale della notte in una pozzanghera; ma il principio dell'attacco è ritardato sino alle undici e mezzo appunto per dar tempo al terreno di asciugarsi. Non è asciutto abbastanza? Ma allora come mai Wellington può far manovrare i suoi cannoni e Blücher farli arrivare da tanto lontano?... L'artiglieria può essere, è adoperata anche dai Francesi; male, però, insufficientemente, nè alle ore nè dalle posizioni opportune. Tutto un corpo d'esercito si logora contro la bicocca di Hougoumont presidiata da neanche due migliaia di nemici, quando qualche batteria ne avrebbe avuto rapidamente ragione. Espugnata a costo di sacrifizii enormi, l'altra fattoria della Haye-Sainte è difesa da batterie di cui le batterie inglesi spengono i fuochi. Napoleone, ufficiale d'artiglieria, vincitore di cento battaglie grazie al sapientissimo impiego dell'artiglieria, non se ne serve per guadagnare l'ultima posta!
Distrazione? Inquietudine? Smarrimento? Impotenza? No: parossismo dell'orgoglio presuntuoso, ancora e sempre. «Che bisogno ha dei cannoni? Non c'è che lui, il suo pensiero, il suo sogno, la sua illusione....»