Numericamente inferiori, i Francesi del Foch hanno la missione di mantenersi sulla «difensiva attiva», di chiudere la via, segnatamente verso il centro, ai Tedeschi di von Hausen: se la resistenza non fosse infrangibile, se il nemico passasse, tutta la linea francese crollerebbe e l'enorme sforzo compiuto dal Manoury riuscirebbe vano. Ma, sulle prime, il centro, che ha spinto le avanguardie oltre le paludi, sulla loro riva settentrionale, in faccia al nemico, è costretto a ritirarle il 6 settembre, per restringersi a difendere la sponda sud della gran trincea. I Tedeschi hanno un mezzo per impadronirsene: accerchiarla da oriente e da occidente, ricongiungersi a sud, chiudendola ed abbrancandola come in una tenaglia; e questa è, infatti, la manovra che pare abbiano scelta; sennonchè, dinanzi alla misteriosa insidia di quelle acque morte, essi sembrano presi da un senso di «esitazione» che gli stessi scrittori francesi dichiarano «inesplicabile», attribuendo ad esso la salvezza del loro esercito. Quando, due giorni dopo, von Bülow presta il suo aiuto a von Hausen, quando i due capi germanici tentano l'avvolgimento, l'8, è troppo tardi. C'è di più: persuasi che Mondement e il suo castello siano la chiave di tutta la regione — mentre dominano le sole paludi — i Tedeschi si ostinano a impadronirsene, vi sciupano un tempo prezioso, «vi s'imbottigliano», secondo l'espressione del generale Humbert.

E tuttavia l'attacco a fondo dei trentacinque formidabili battaglioni della Guardia rompe tutta l'ala destra francese per una profondità di quattro chilometri; ma il Foch, secondo cui «battaglia perduta è quella che si è creduto d'aver perduta», lancia il suo laconico ordine del giorno: «La situazione è eccellente; ordino ancora di riprendere vigorosamente l'offensiva....». Egli si è accorto che von Klück ha trascinato von Bülow nel ripiegamento, e che tra costui e von Hausen si è prodotto un vuoto; quindi si avanza attaccando, riprende il 10 Fère-Champenoise perduta la vigilia, riprende Mondement a costo d'un'epica lotta, ed a sera le rive settentrionali delle paludi tornano in mano sua.

Tale è razione centrale della battaglia della Marna. Se fosse riuscita favorevole ai Tedeschi, l'«audace errore» di von Klück sarebbe stato corretto, la mano francese sarebbe stata tagliata in due. Poteva riuscire? Una versione tedesca citata dal Le Goffic afferma che sì. Von Klück, nel momento decisivo del suo attacco, aveva chiamato da Compiègne un corpo della riserva; Moltke — il secondo — vedendo in pericolo von Bülow, ordinò invece che quelle forze venissero a sostenere quest'ultimo, ed esse iniziarono infatti la conversione: sennonchè, accortosi che il pericolo maggiore era sull'Ourcq, il generalissimo tedesco emanò un contrordine e fece fare dietrofronte alla riserva; la quale, perduto un tempo prezioso in questo andirivieni, restò inutile a destra ed a sinistra — come il corpo di Drouet d'Erlon a Waterloo. Sapremo più tardi la verità su questo punto; rammentiamo per il momento che la vittoria delle Paludi di Saint-Gond fu dovuta in parte ad un generale d'origine italiana, il Grassetti, e che un altro italiano d'origine, il capitano di Saint-Bon, nipote del nostro ammiraglio, compì una eroica difesa a Lenharrée e vi trovò gloriosa morte.

IV.

Le altre due grandi fazioni, tra Langle de Clary e il duca del Würtemberg, e tra Sarrail e il Kronprinz, formano il terzo ed ultimo atto del gran dramma.

Un episodio preliminare è degno di speciale menzione. Il Clary aveva ricevuto, nella seconda quindicina d'agosto, l'ordine della ritirata generale proprio mentre conseguiva un notevole vantaggio sulla Mosa, e invece del garibaldino «Obbedisco», telegrafò al Joffre chiedendogli di poter restare sulle posizioni conquistate. Il Joffre gli rispose: «Non vedo inconvenienti nel fatto che restiate domani, 28 agosto, dove siete, allo scopo di confermare il vostro buon successo e di dimostrare che la ritirata è puramente strategica; ma il 29 tutti debbono ripiegare» — bella prova della forza d'animo e dell'avvedutezza del generalissimo.

E in obbedienza all'ordine ricevuto, il Clary si ritrae, contenendo la pressione del duca Alberto, finchè fa fronte, il 5 settembre, con gli altri eserciti francesi. Il 6 egli resiste all'impetuoso attacco nemico: il 7 la lotta infuria sempre più, e dopo qualche vantaggio da parte francese i Tedeschi s'impadroniscono di Lermaire; l'8 la resistenza è più salda, ma non dovunque fortunata; per buona sorte, i rinforzi ricevuti consentono al Clary di respingere i Sassoni il giorno dopo e di trasportare parte delle sue truppe all'ovest della Marna; il 10 il progresso è anche più sensibile e la velocità della ritirata germanica aumenta.

Finalmente, tra Sarrail e il Kronprinz, all'estremità occidentale del grande arco, al manico della gran falce, tra i mignoli delle due mani, la lotta anch'essa furibonda, ha risultati meno felici per i Francesi; tuttavia essi riescono ad impedire l'investimento di Verdun. Le truppe del Principe imperiale sono le sole che restino ancora, in parte, l'11 settembre, nella regione dove si trovavano all'inizio della battaglia; poi sono coinvolte nel ripiegamento generale dell'esercito germanico, lasciano libera una buona metà dell'invasa Argonna, e ripassano per il campo della battaglia di Valmy.

Odono esse allora la voce di Volfango Goethe ripetere, dopo centoventicinque anni: Da quest'ora, in questo luogo, comincia una nuova storia?...

10 settembre 1917.