FINESTRA DELLA CHIESA DI S. GIOVANNI DI FLERES, ORA CASA LEOTTA.
(Fot. Castorina).
Narrano gli Atti latini che, nata da nobili parenti, tra il 237 e il 238, sotto Decio, Agata aveva abbracciato la fede di Gesù e si era a lui votata, allorchè Quinziano volle farla sua per soddisfare la duplice cupidigia eccitata nel suo animo pravo dalla bellezza e dalla ricchezza della giovinetta appena trilustre. Resistendo ella strenuamente alle lusinghe, alle promesse, agli esempi di corruzione nella casa della matrona Afrodisia a cui il prepotente Romano l'aveva affidata, costui la fece tradurre in giudizio quale negatrice dei Numi. Ammonita a venerarli come era debito, ella li schernì, ed alle minaccie di terreni tormenti rispose minacciando l'eterna dannazione al suo persecutore. Ricondotta alla prigione e brutalmente sospinta dai manigoldi, fu vista prodigiosamente star ferma, immobile, con le piante dei piedi impresse nella pietra; poscia, entrata spontaneamente nel carcere, vi passò un giorno pregando; finchè, ancora una volta tratta dinanzi al tiranno, con tanta forza continuò a resistergli, che l'imbestialito Quinziano ordinò ai littori di tormentarla con verghe e lame roventi sul durissimo eculeo, poscia di torcerle e strapparle una mammella, e finalmente di stenderla sui carboni ardenti; ma nel punto che ella pativa questo estremo supplizio, un terremoto scosse la città dalle fondamenta, due assessori del Proconsole, Silvino e Falconio, che si godevano il truce spettacolo, restarono sepolti sotto le rovine, ed il popolo, vedendo nel cataclisma un castigo di Dio, insorse contro il tiranno, il quale fu costretto a sospendere il supplizio ed a fuggire, trovando di lì a poco la morte al passo del Simeto. Troppo tardi tratta dalla fornace, l'esausta martire spirò, e i suoi pii correligionarii ne deposero il corpo in un sepolcro nuovo; allora, nel punto che il sarcofago stava per esser chiuso, un bellissimo fanciullo, sopravvenuto insieme con cento compagni, depose presso la salma una tavoletta marmorea con l'Epigrafe angelica, le iniziali della quale si vedono ora ripetute in tanti luoghi: Mentem Sanctam Spontaneam Honorem Deo Et Patriae Liberacionem. I Catanesi cominciarono pertanto a venerarla come la loro celeste protettrice, e quando ebbero fede nella sua divina potenza il suo culto cominciò a diffondersi oltre i confini della città e dell'isola, per tutto il mondo. Nel 263 il vescovo Everio le consacrò, sulle rovine del Pretorio, una prima cripta o edicola; trascorso ancora mezzo secolo, nei primordi del IV, le fu eretta una chiesa che S. Leone riedificò od abbellì. Questa chiesa, denominata S. Agata la Vetere, fu per lungo tempo la cattedrale di Catania; ma i due terremoti del 1169 e del 1693 la conciarono in modo che quella ricostruita sulle sue rovine non ne serba più alcuna traccia, fuorchè tre cimelii. Il primo e più notevole è lo stesso «sepolcro nuovo» dove fu custodita per tanti secoli la salma preziosa. L'arca propriamente detta è di marmo, con bassorilievi dove si vedono — o per meglio dire si vedrebbero, se non l'avessero incastrata e quasi murata nel nuovo altare maggiore — due grifoni affrontati dinanzi a un candelabro ardente da una parte, e centauri e combattenti nell'altra faccia. L'architetto Sciuto Patti, che potè esaminarla, la riferì ai tempi di Roma imperiale, assegnando una data molto posteriore al coperchio, che è d'altra pietra e porta emblemi cristiani e la stessa figura del Redentore riferibili all'epoca bizantina. Gli altri due avanzi dell'antica e veramente vetere chiesa di S. Agata furono ritrovati nel luglio del 1742: uno è la trascrizione su marmo e con caratteri gotici dell'Epigrafe angelica, l'originale della quale fu portato a Cremona: nel primo rigo, prima dei caratteri, è scolpita una mano senza pollice, con l'indice e il medio distesi, l'anulare e il mignolo piegati, in atto di benedire; l'altro avanzo, più notevole, è un bassorilievo di marmo, con gli spigoli arrotondati, nei quali sono scolpiti due nimbi crociferi terminati da un listello piano e con le croci bizantine; anch'esso ha un'altra iscrizione dichiarante il soggetto della scena rappresentata nella parte centrale: la visita, cioè, di S. Pietro a S. Agata in carcere: figure rozze, semplicemente abbozzate, ma non senza espressione, e rivelatrici dei caratteri proprii alla prima età cristiana. I due avanzi sono stati murati uno sull'altro e raccordati con incorniciature di marmo colorato.
DUOMO — ABSIDI NORMANNE E CUPOLA MODERNA.
(Fot. Gentile).
IL DUOMO — ESTERNO. (Fot. Alinari).