DUOMO — SCRIGNO DELLE RELIQUIE DI SANT'AGATA. (Fot. Castorina).
TESORO DEL DUOMO — TECA DEL BRACCIO DI S. GIORGIO.
Dal momento che il corpo della loro celeste Patrona tornò così tagliuzzato presso di loro, i Catanesi ripresero a venerare con più fervore che mai quelle membra recise, e nel secolo XIV provvidero a serbarle in degne custodie. Il busto fu chiuso in un busto d'argento dorato, con la faccia e le mani di smalto, sorretto da un basamento ottagonale e fiancheggiato da due angioletti: la destra regge la croce accompagnata da gigli, nella sinistra è l'Epigrafe angelica. La base, che poggia sopra otto foglie rovesciate, di tipo gotico, è ricca di scorniciature e riquadri e tutta adorna di smalti, tra i quali due stemmi d'Aragona, quello di Catania ed altri di dubbia attribuzione, nonchè scene del martirio, figure di S. Agata e di S. Caterina d'Alessandria, e quelle dei due vescovi catanesi, Marziale e il suo successore Elia, entrambi francesi, anzi limosini, come è detto nell'iscrizione che gira attorno alla base:
Virginis istud opus Agathae sub nomine coeptum
martialis fuerat quo tempore praesul in urbe
Cataniae, cui pastor successit Helias;
Ambos Lemovicum clare produxerat ardor.
Fin qui i lettori dell'iscrizione sono concordi; la discordia incomincia per i quattro versi seguenti:
Artificis manus hoc (haec, hanc) fabricavit marte (arte) Joannes
Bartolus et genitor, celebris cui patria ceve (leve)
mille ter et centum post partum virginis almae
et decies septem sextoq. fluentibus annis.