V.
E col castello finiscono le vestigia dell'antica Catania: tutto ciò che si vede in città non risale oltre il principio del Settecento, quando si pose mano alla ricostruzione dopo il terremoto del 1693. Non occorre dunque spiegare perchè il barocco trionfa in queste moderne architetture: un barocco che sotto l'influenza dello spagnolismo unito all'enfasi meridionale, gonfia le gote dei suoi mascheroni, moltiplica le cariatidi ed i puttini, distende ed allaccia i più pesanti festoni, aduna ed ammonticchia i più vistosi motivi decorativi. Barocche sono tutte le chiese, fra le quali particolarmente notevoli la Collegiata, regia cappella degli Aragonesi, l'aquila dei quali spiega ancora le ali sulla facciata ricca di colonne, di statue e di ornati; la Badia di S. Agata, con le finestre difese da grate panciute e traforate; la chiesa dei Crociferi, esempio di architettura gesuitica; quella di S. Placido, e via dicendo.
PORTA GARIBALDI. (Fot. Brogi).
LA COLLEGIATA. (Fot. Gentile).
Di bell'effetto, con le sue linee mosse, è la porta Garibaldi, più conosciuta tra i popolani col nome di porta del Fortino, e chiamata ufficialmente Ferdinanda al tempo della sua costruzione, che avvenne nel 1768, a solenne memoria delle nozze di Ferdinando III, o I che dir si voglia, con Maria Carolina d'Austria. È d'ordine toscano e dorico, con otto pilastri geminati, dei quali quattro reggono l'architrave e gli altri i trofei.