RITRATTO DI DONATO DEL PIANO,
DA UN QUADRO DEL DESIDERATO
E DA UNA STAMPA DELL'HUOT. (Fot. Gentile).

MONASTERO DEI BENEDETTINI — SALA MAGGIORE DELLA BIBLIOTECA. (Fot. Giuffrida).

CHIESA DEI BENEDETTINI — L'ORGANO DI DONATO DEL PIANO. (Fot. Castorina).

I Padri Cassinesi avevano anche messo insieme un museo, che divenne municipale nel 1866 ed è stato ultimamente riordinato da Francesco di Bartolo. Qui sono adunati parte dei marmi, dei vasi, delle lapidi, dei mosaici trovati negli scavi cittadini e già menzionati; di alcuni altri conviene tenere qualche parola, segnatamente d'una stupenda terracotta siceliota rappresentante una danzatrice, che sarebbe veramente d'un valore impareggiabile se il corpo, tra il busto ed i piedi intatti, non fosse un brutto raffazzonamento di gesso; d'un bassorilievo rappresentante Ercole sul monte Oeta con molte figure intorno; dei frammenti di decorazione nei quali è intatta la figura della Vergine e del Bambino. Narra il di Marzo che Antonello Gagini scolpì per il convento del Carmine minore di Catania una porta, e poichè questi pezzi appartengono evidentemente alla decorazione d'una porta, della quale si vede disegnato parte dell'arco, giova supporre che siano stati ritrovati fra i rottami di quella casa religiosa, dopo il terremoto. Notevoli sono anche nel museo un Anfione ed un ratto d'Europa scolpiti a mezzo rilievo su pietra rossa; una Venere di porfido, parecchie urne cinerarie e ossarie, molte terrecotte, tra le quali diote, cratere, scifi, danarii, tessere, idrie, lucerne con iscrizioni nel manico, teste votive, vasi etruschi, tirreno-egizii, greco-siculi. Tra le manifatture dei tempi di mezzo e moderni, vi sono armi bianche e da sparo, arnesi sacri, lavori di porcellana, carte da giuoco, due bellissime tavole cinquecentesche di ebano intarsiato d'avorio nelle quali sono rappresentati i fatti della storia romana, un cofanetto d'avorio scolpito, lavoro egregio e squisito degli Imbriachi. Le antiche descrizioni della importante raccolta fanno menzione di un medagliere, la parte più preziosa del quale, dopo il 1866, brilla, come si dice, per l'assenza. Accresciuto è invece il numero dei quadri, dei quali si dirà fra poco, dopo aver fatto menzione dell'altro museo catanese, più volte citato, appartenente a casa Biscari.