Che urlo! che urlo rauco, selvaggio, lacerante!… Il mostro ansava, sbuffava, fremeva, sprizzava faville di fuoco—il mostro di ferro che come un serpente si snodava e spariva….
Se dall'oppresso mio petto potesse esalare un simile urlo, rauco, selvaggio, lacerante!… Che cosa hanno rovesciato sul mio petto? Una valanga? una montagna?… Aiuto!… Soccorso!… Nessuno sente la mia voce…. Io soffoco…. io sono sepolto vivo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.^o ottobre.
Quando Ella sedeva al piano, nei giorni felici di questa primavera splendente nella memoria, i suoni dolci, carezzanti, giocondi, le melodie lente, cullanti, gli accordi tristi, dolorosi come gemiti di moribondi, le parlavano essi per me? Le ripetevano essi i gemiti sordi che io soffocavo dentro il mio cuore? Le narravano essi le aspirazioni dell'anima mia assetata d'amore? Le promettevano essi il paradiso di felicità che spiegava ai miei occhi affascinati i suoi luminosi miraggi?…
4 ottobre.
«Nessuna creatura umana è compresa da nessuna creatura umana.»
(Taine).
L'impossibilità di una tale comprensione deriva unicamente dall'impossibilità dell'espressione. In un'ora di raccoglimento interiore, a centinaia e a migliaia le aspirazioni, gl'impulsi, i propositi nobili od abbietti; le persuasioni, i giudizii, i concetti fondati o falsi; le imagini fantasmagoriche, i ricordi e le previsioni col loro corteggio di pentimenti, di rammarichi, di delusioni, di speranze, di compiacenze, sorgono nella mente, brillano più o meno a lungo e si spengono nelle tenebre dell'incosciente. Quanti di siffatti momenti psicologici, la cui serie costituisce il mio io, sono da me manifestati—ammesso che la manifestazione sia adeguata? Una parte infinitesimale. Di me non si conosce se non quello che io faccio—ed un'azione apparentemente generosa può essere determinata da ignobili moventi—e quello che io dico. Ora, le mie parole non rispondono mai al mio pensiero—perchè sono parole; vuol dire qualcosa di determinato, di concreto, di fisso, di immutabile; ed il pensiero possiede le qualità perfettamente opposte; esso non è, ma diviene, si fa, in una gestazione perenne…. Le parole non rappresentano se non un fuggevole istante di questa rapidissima successione—ed è come se uno, per dare l'imagine del movimento, rappresentasse il mobile fermo in diversi punti della sua traiettoria.
15 ottobre.
Talvolta io fingo con me stesso, nell'intimità impenetrabile della mia coscienza, e spesso non so dove finisce la sincerità, e dove comincia la menzogna.
Se io non posso gettare uno scandaglio in questo baratro del mio pensiero, come potrà altri esplorarlo per mezzo delle mie parole?