La femme, enfant malade et douze fois impur...

Dalla prepotenza e dalla ferocia con la quale il maschio barbaro trattava la donna, noi passammo alla soggezione di Don Chisciotte per Dulcinea; il ridicolo che fece cadere la cavalleria errante doveva pure coinvolgere la cavalleria galante; allora un Alfredo de Vigny doveva cantare:

Une lutte éternelle, en tout temps, en tout lieu,

se livre sur la terre, en présence de Dieu,

entre la bonté d'homme et la ruse de femme,

car la femme est un être impur de corps et d'âme...

[pg!80] Ma se oggi gli uomini si comportano verso le donne con troppo mal garbo, giova sperare che un giorno le tratteranno come meritano, senza cortigianesca viltà e senza volgare arroganza.

O come mai, chiedo ora a me stesso, sono venuto dettando questo bellissimo squarcio di sociologia erotica? Ah, ecco: volevo dire che nell'amore, ai nostri giorni, si può vedere da parte degli uomini una tendenza a mutare l'ufficio assegnato ai sessi dalla natura. Le donne che devono naturalmente essere sollecitate, dovrebbero invece prendere l'iniziativa. Lo scrupolo di buona creanza del mio anonimo corrispondente, l'ostentata freddezza della gioventù moderna che fa così poche spese di galanteria e che affetta di non dar prezzo all'amore e di non sospirarlo, anzi di soffrirlo con una certa annoiata rassegnazione, sono veramente sinceri? E' incredibile. Ciò che la natura ha voluto, niente potrà distruggerlo. Ma la natura ha voluto una cosa alla quale la ragione tenta di ribellarsi. Gli uomini respinti, non compresi dalle donne, pensano di reprimere il loro impulso. Stanchi di dover corteggiare, accavalcano una gamba sull'altra e aspettano che le signore vengano a corteggiarli. Una volta per uno non fa male a nessuno...

E il male è appunto questo: che spesso il giuoco riesce. Le donne hanno torto di lagnarsi d'un danno al quale esse medesime contribuiscono. Tra chi le supplica e chi finge di sdegnarle non scelgono esse lo sdegnoso? Per piegarlo, per convertirlo, per avvincerlo, non gli concedono ciò che negano al devoto della cui devozione vivono sicure? E allora si spiega la sentenza che Hans Ruthe dette una volta a un suo giovane amico.

Questo Ruthe è l'uomo più fortunato in amore ch'io abbia mai conosciuto: si chiama Hans e possiamo chiamarlo proprio Don Giovanni. La sua fortuna è meritata, perchè non solamente egli è molto avvenente, ma quanto piacevole è la sua persona altrettanto grande è il suo ingegno e — nonostante una certa affettazione di scetticismo — buono il suo cuore. Ma vi sono molti uomini che, pure avendo le sue doti, non possono [pg!81] vantare la lunga serie dei suoi felici successi. Qual è dunque il suo secreto? Con quali argomenti trionfa? Che cosa dice alle donne perchè nessuna gli resista?

— Niente! — rispose egli all'amico che l'interrogava a questo proposito. — Il miglior mezzo d'ottenere è non chiedere.

Come tutte le altre sentenze umane, anche questa è suscettibile d'essere capovolta. Un proverbio dice: Chi non risica non rosica. Proprio accanto ce n'è un altro che ammonisce: Chi va piano va sano e va lontano. Un filo di coltello separa la verità dal paradosso: chi non lo vede ci si taglia. Per ottenere bisogna chiedere. E gli uomini che non chiedono l'amore ma aspettano che sia loro offerto, ne otterranno, sì; ma di che qualità?

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