Subitamente, negli occhi della donna che il curioso mirava, passò qualche cosa; la loro limpidezza s'offuscò come uno specchio d'acqua s'intorbida per un'agitazione improvvisa.
— Sei contenta di esserti ridotta qui? — ripetè egli giacchè non otteneva risposta.
— Piango tutti i giorni, — ella disse.
Ma la sua voce era calma, uguale a quella con la quale aveva detto le altre cose, forse appena più sommessa; e il poeta, incerto un momento se credere o no, fece come per alzare le spalle. Che sciocco! Come mai gli era venuto in mente di fare simili domande? Non gli restava in verità che mettersi a predicare per convertire la pecorella smarrita e dirle, a mo' d'esempio: «Figlia mia, pensa alla vita eterna, e pentiti!...» Ed a quell'idea fu preso da una voglia matta di ridere.
La donna frattanto, senza dir nulla, s'era sbarazzata del corpetto; le braccia bianche, delicate ed esili come [pg!164] quelle d'una fanciulla, apparvero nude. Subitamente il poeta fece un atto di raccapriccio, esclamando:
— Che è questo?
Il braccio sinistro era tagliato in due punti da due orribili cicatrici, un poco più su del polso e dalla parte del gomito: due tagli larghi ed irregolari, che pareva fossero stati fatti con uno strumento dentato, o poco tagliente, o tenuto con mano tremante; due ferite a stento rimarginate, simili a due rozze cuciture sulla viva carne, ed ancora accerchiate da due grandi chiazze paonazze.
— Chi ti ha fatto questo? — ripetè il poeta inorridito e impietosito ad un tempo, sentendosi finalmente stringere il cuore da un moto d'umana simpatia dinanzi a quella creatura che aveva esaminata con la nauseata freddezza d'un medico dinanzi a un cadavere.
La donna rispose, sorridendo un poco di quell'orrore e di quella pietà:
— Nessuno; mi sono tagliata da me. Volevo segarmi le vene, e non ci sono riuscita. Vuol dire che questo è il mio destino.