— L'áncora ha lasciato.

Il timoniere, pronto a levar volta alla ságola della bandieruola, guardava il sottotenente di vascello Carleoni, aspettandone, quasi sollecitandone l'ordine; ma il giovane pareva assorto nell'esaminare, oltre la battagliola, l'áncora fangosa pendente lungo il fianco della nave, i cerchi concentrici che gli spruzzi del fango disegnavano cadendo sulle acque morte.

— Carleoni! — chiamò forte e brusco il secondo. — Guardi un po' se il tirante è libero e ben guarnito.

Il giovane, riscuotendosi, incontrò finalmente lo sguardo del timoniere: ad un cenno la bandieruola fu ammainata.

E ancora una volta, all'ordine di: «Avanti, adagissimo» trasmesso in macchina dal comandante, parve che la nave traesse un profondo sospiro, e un fremito passò per le sue commessure, e un sordo fragore di acque sbattute annunziò che le eliche giravano. La «Siracusa» cominciò ad avanzarsi, mettendo la prora, per via di accostate, fra l'estremità della diga ed il Faro. Giunta l'áncora all'occhio, il nuovo comando volò elettricamente dalla plancia alla macchina: — Avanti, adagio!

Già in franchia, la nave procedeva ora verso la lanterna della Vegliaia, lasciandosi sulla sinistra la spianata dei Cavalleggeri: al primo urto del mare libero cominciò a rollare.

— Faccia rotta per 250 alla normale, — ingiunse il comandante all'ufficiale di guardia. Fissato poi lo sguardo all'orizzonte, soggiunse: — Il tempo non mi piace. Mi avvisi, se peggiorasse; mi partecipi subito qualunque novità. Buona guardia!

Sul castello, traversata l'áncora, il secondo disse anch'egli a Luigi Carleoni:

— Avremo mare, stanotte. Badi di far rizzare le áncore come si deve.

— Non dubiti!