Anche gli altri si alzarono, tutti andarono a vedere che cosa avveniva.

IV.

Era difficile mantenersi in equilibrio, sulla coperta: il ponte mancava sotto i piedi, e la raffica urlante fra le soprastrutture faceva impeto contro le persone. I due ufficiali, curvi per resistere alla furia del vento, spruzzati dalla spuma che volava per il ponte, si diressero a prora. Giunti in prossimità della plancia, Barbarini disse al subordinato:

— Vada sul castello. Pare che le rizze abbiano ceduto. Se ne assicuri e provveda.

E salì sul palco del comando.

Luigi Carleoni, corso al castello, vi trovò una dozzina di gabbieri già raccolti dal primo nostromo e intenti a rivestirsi dei cappotti impermeabili. Col crescere del mare le áncore avevano cominciato a soffrire, infatti: il comandante, avvertito dall'ufficiale di guardia, aveva lasciato la sua mensa solitaria, e dalla plancia, mandato a chiamare il secondo, aveva impartito le prime disposizioni.

— Passiamo le rizze in cavo al ceppo ed alle marre! — ordinò il giovane, dopo aver indossato anch'egli un impermeabile. — Qua un paranchetto: incocciatelo a quel golfare....

Gli uomini eseguivano gli ordini quando sopravvenne il secondo.

— Ma in che modo furono fissate queste rizze? — osservò con voce irritata. — Mi pare che oggi lei abbia la testa altrove, Carleoni! Eccoci ora costretti a lavorare con questa razza di tempo!

Il rimproverato non rispose, dando mano a snodare le cime.