Alle tre, quando la campana annunziò la fine della lezione, il professore Domenico Perez non lasciò liberi, come avrebbe dovuto, i suoi discepoli. Spiegava da due ore un atto dell'«Edipo Re» e non voleva interromperlo. Dominando con la voce ferma e severa i moti d'impazienza della classe, andò avanti per un'altra diecina di minuti, sino alla fine; poi pronunziò la frase sacramentale:

— Basterà per oggi.

Appena uscito nel corridoio, in compagnia degli alunni più diligenti che gli rivolgevano ancora domande intorno alle cose udite, si vide accostare da Baldassarre, il bidello.

— Signor professore, c'è un signore che lo aspetta.

— Chi è?

— Non ha detto il nome.... Dice che è venuto da Firenze apposta per lei.

— Da Firenze?... Dov'è?

— L'ho fatto accomodare nella sala di convegno.... Vi è rimasto un pezzo a dormire, sul divano!... Prima di sonare la campana sono andato ad avvertirlo; allora è sceso giù nel cortile!... Ha un'aria.... una cert'aria....

Perez sorrise vedendo la smorfia con la quale Baldassarre intendeva esprimere l'aria dello sconosciuto, e s'affacciò dal ballatoio. Non distinguendo nessuno in mezzo alla folla degli scolari sciamanti giù per la corte, discese le scale; sull'ultimo ripiano, scorgendo il visitatore che pareva appostato per attenderlo al varco, — una figura alta e smilza, un paio di gambe lunghe chiuse in calzoni strettissimi, una faccia magra tagliata da due baffi chiari uncinati — esclamò: