— Ne dubiti?

— Non lo dici per condiscendenza? Ti senti di legarti per sempre? Sei sincero come le altre volte? Non mi nascondi nulla, in fondo all'anima?

Dopo un istante di lotta interiore, egli confessò:

— Sì, ti ho nascosto qualche cosa.... Non sono stato sincero. Mi è parso.... ho creduto.... non so.... Ti giuro che mi sarebbe sembrato un sogno, se m'avessero detto che potevi ancora liberarti da quell'uomo.... Ma ora.... quando l'hai annunziato tu stessa.... Non so.... il nostro cuore è così complicato....

— È vero. Hai temuto ch'io ti sforzassi?

— No, non questo precisamente. Perchè mi sforzeresti? Tu hai tutto da perdere lasciando tuo marito.... Egli ti ama ragionevolmente, ti lascia sola per anni, ha cieca fiducia in te. Della mia gelosia, delle mie esigenze, sai già qualche cosa.... Egli lavora per te, ti assicura una vita molto più larga che io non potrei.... Ma sì, lasciami dire: bisogna metter nel conto anche questo, se bisogna dir tutto.... Se mi proponi di sciogliere il tuo matrimonio per unirti a me, null'altro può guidarti fuorchè l'amore che mi porti. Ti chiedevo una prova dell'amor tuo: me la dài. Grazie, Rosanna!

Una gran tenerezza gli faceva tremare un poco la voce. Tutti quegli argomenti egli non li aveva cercati, non li aveva accattati come pretesti: erano vere ragioni emerse spontaneamente dal fondo del suo pensiero, come espressioni di verità lampanti. I cattivi sospetti erano stolti. Dopo averlo riconosciuto, dopo aver confessato il moto di diffidenza, si sentiva migliore, degno del suo perdono.

— Rosanna, tu m'hai compreso e perdonato. È vero che mi credi senza che io aggiunga altre parole?

— Sì, ti credo, — proferì ella, gravemente.

Egli si abbandonò. Passata una mano alla sua vita, stringendosi al suo fianco, aderendo a lei, guancia contro guancia, mormorò: