Perez gli fermò addosso lo sguardo. Nel primo momento, nella sorpresa del riconoscimento, non aveva fatto attenzione all'aspetto dell'amico suo; ora, udendo quella risposta proferita brevemente, in tono che non ammetteva replica, e rammentando le parole di Baldassarre sullo strano atteggiamento del visitatore, scorgeva realmente qualche cosa d'insolito in lui. Magrissimo era sempre stato, ma d'una magrezza sana, ossea e nervosa; ora il suo viso lungo ed affilato pareva emaciato come dopo una malattia; le tempie, dove i capelli cominciavano a incanutire, eran solcate da vene inturgidite; gli occhi si volgevano intorno esitanti, inquieti, quasi sospettosi; anche il passo era malfermo.

— Sia come vuoi, — concesse Perez, tenendo temporaneamente per sè quelle osservazioni, ma proponendosi di cogliere o di far nascere più tardi l'occasione di manifestarle. — Vieni a casa mia?

— Per fare?

— Niente! Sono libero, ti ripeto; posso dedicarti tutto il pomeriggio. Dicevo così, nel caso che volessi riposarti. Sei all'albergo?

— No, ho lasciato la valigia alla stazione.

— Dovresti essere stanco; ho sentito che ti sei addormentato, aspettandomi.

— Ora sono riposato.

— Va bene; allora verrai da noi a pranzo stasera: è inteso. La mamma sarà felice di vederti. Per il momento vogliamo andare al caffè?

— Grazie; io non prendo nulla.

— Allora.... — fece Perez, un poco imbarazzato, cercando che cosa potesse piacere all'amico; — allora.... montiamo in carrozza e giriamo un poco in città o in campagna?