L'ispettore le accarezzò il mento, paternamente.

— Non aver paura.

E salì nella stanza del morto. Dietro, il becchino portava la cassa: tre tavole inchiodate e una mobile.

— Pretore, ci siamo?

— Avanti!

— Picciotti, a noi!

Preso dalle spalle e dai piedi, il cadavere fu deposto nella cassa. L'abito aperto faceva ingombro; lo affagottarono alla meglio. Il tempo diventava sempre più scuro; alla luce triste, giallastra, filtrante tra i nuvoloni color creta, la faccia del morto pareva di cera.

A un tratto s'intese, fuori nel corridoio, un confuso rimescolio, voci sorde, indistinte; poi dei passi affrettati che si avvicinavano, strilli di bambino e un gridar rauco:

— Assassino!... lasciatemi, sangue di Dio!.. Assassino, assassino!...

— Saverio!... per carità, Saverio!...