— È inutile, non ho fortuna!
— Voi siete incontentabile, zia! — rispose il cavaliere, annusando la presa che teneva ancora fra le dita.
— Se non ne azzecco neppur una!... Se perdo da una settimana!... Che ne dici di questo tabacco?
Il cavaliere sospirò fortemente, socchiudendo gli occhi, con una contrazione dei muscoli del viso che finì in uno sternuto:
— Ec...cellente!... In coscienza, però, voi non potete lamentarvi; l'altr'ieri m'avete vuotate le tasche!
— Una volta non fa legge!
Come all'orologio scoccarono le due, la principessa parve in preda ad una inquietudine: guardava tutt'intorno, sbagliava il suo giuoco. Alla scampanellata che risuonò a un tratto:
— Fanny, chi è? — gridò alla cameriera, impaziente.
E mentre il cavaliere salutava i nuovi venuti, il marchese Sanfilippo e il padre Agatino, che si disponevano in giro, la principessa pareva sulle spine, accumulava sviste su sviste, di sotto le carte faceva segni d'intelligenza al marchese e al monaco, che rispondevano con altri piccoli cenni, come per dire:
— Pazienza!