Pensosi in su i caffè con le gazzette

Fra man, parlando della lor congiura,

Mostraronsi ogni giorno, e poi le sere

Cantando arie sospette ivano a schiere....

Ma che è la miseria degl'Italiani paragonata alla miseria di tutto il mondo? Ecco Ercole presentarsi da parte di Giove al padre Atlante, ed offrirgli di sollevarlo per qualche ora dal peso della terra che il vecchio regge sulle spalle: “Ma il mondo è fatto così leggiero,„ gli risponde Atlante, “che questo mantello che porto per custodirmi dalla neve, mi pesa di più; e se non fosse che la volontà di Giove mi sforza di stare qui fermo, e tenere questa pallottola sulla schiena, io me la porrei sotto l'ascella o in tasca, o me l'attaccherei ciondolone a un pelo della barba, e me n'andrei per le mie faccende.„ Ed Ercole, provato a tenerla un poco in mano, sente che Atlante ha detto il vero, e s'accorge d'un'altra novità: che il mondo è muto, non batte più di “un oriuolo che abbia rotta la molla„; per destarlo, vorrebbe fargli toccare una buona picchiata di clava; ma ha paura di farne una cialda o di romperlo come un uovo. “E anche non mi assicuro che gli uomini che al tempo mio combattevano a corpo a corpo coi leoni e adesso colle pulci, non tramortiscano dalla percossa tutti in un tratto.„ Allora i due numi si mettono a giocare alla palla con la terra; ma essa piglia vento, perchè è leggera: “Cotesta è sua pecca vecchia, di andare a caccia del vento....„ Anche il Folletto e lo Gnomo vedono un giorno che gli uomini sono tutti morti e che, nondimeno, il mondo, creato secondo quei petulanti per loro uso e consumo soltanto, dura ancora. “E non volevano intendere che egli è fatto e mantenuto per li folletti„, esclama il Folletto; e lo Gnomo: “Eh, buffoncello, va' via. Chi non sa che il mondo è fatto per gli gnomi?„ — “Per gli gnomi, che stanno sempre sotterra? Oh questa è la più bella che si possa udire! Che fanno agli gnomi il sole, la luna, l'aria, il mare, le campagne?„ — “Che fanno ai folletti le cave d'oro e d'argento, e tutto il corpo della terra fuor che la prima pelle?...„ Ma la ridicola contesa finisce, perchè i due presuntuosi interlocutori si accordano nel beffarsi dell'arroganza degli uomini. Non dicevano costoro che la roba degli gnomi, sepolta sotto terra, apparteneva al genere umano? “Che meraviglia? Quando non solamente si persuadevano che le cose del mondo non avessero altro ufficio che di stare al servizio loro, ma facevano conto che tutte insieme, allato al genere umano, fossero una bagattella. E però le loro proprie vicende le chiamavano rivoluzioni del mondo, e le storie delle loro genti, storie del mondo.... — Le zanzare e le pulci erano anch'esse fatte per benefizio degli uomini? — Sì, per esercitarli nella pazienza!„ Anche i porci, “secondo Crisippo, erano pezzi di carni apparecchiati dalla natura a posta per le cucine e le dispense degli uomini, e, acciocchè non imputridissero, condite colle anime invece di sale....„ E il più bello è che di tanti generi d'animali o di piante cotesti uomini non avevano notizia, pure credendo che tutto fosse al mondo per loro! “Parimente di tratto in tratto, per via de' loro cannocchiali, si avvedevano di qualche stella o pianeta, che insino allora, per migliaia e migliaia d'anni, non avevano mai saputo che fosse al mondo; e subito la scrivevano tra le loro masserizie, perchè s'immaginavano che le stelle e i pianeti fossero, come dire, moccoli da lanterna piantati lassù nell'alto a uso di far lume alle signorie loro, che la notte avevano gran faccende. — Sicchè in tempo di state, quando vedevano cadere di quelle fiammoline che certe notti vengono giù per l'aria, avranno detto che qualche spirito andava smoccolando le stelle per servizio degli uomini....„

Questo argomento di risa è inesauribile. La Terra, ragionando con la Luna, le chiede se è abitata da uomini, se i suoi abitanti l'hanno conquistata “per ambizione, per cupidigia dell'altrui, colle arti politiche, colle armi„; tutte parole delle quali la Luna sconosce il senso. “Perdona, monna Terra, se io ti rispondo un poco più liberamente che forse non converrebbe a una tua suddita o fantesca, come io sono. Ma in vero che tu mi riesci peggio che vanerella a pensare che tutte le cose di qualunque parte del mondo sieno conformi alle tue; come se la natura non avesse avuto altra intenzione che di copiarti puntualmente da per tutto....„ E dove lasciamo l'imbarazzo del povero Copernico, quando il Sole, stanco, secondo il sistema tolemaico, “del continuo andare attorno per far lume a quattro animaluzzi che vivono in un pugno di fango„, delibera di non muoversi più e ordina all'astronomo di far muovere invece, per amore o per forza, la Terra, che fino a quel giorno ha creduto di sedere come in trono, mentre ognuno degli uomini suoi abitatori, “se ben fosse un vestito di cenci e che non avesse un cantuccio di pan duro da rodere, si è tenuto per certo di essere uno imperatore; non mica di Costantinopoli o di Germania, ovvero della metà della Terra, come erano gli imperatori romani; ma un imperatore dell'universo; un imperatore del sole, dei pianeti, di tutte le stelle visibili e non visibili; e causa finale delle stelle, dei pianeti, di vostra signoria illustrissima, e di tutte le cose.„ Fare che la Terra lasci il suo posto al centro dell'universo, “ch'ella corra, ch'ella si rotoli, ch'ella si affanni di continuo, che eseguisca quel tanto, nè più ne meno, che si è fatto di qui addietro dagli altri globi; in fine, ch'ella divenga del numero dei pianeti; questo porterà seco che sua maestà terrestre, e le loro maestà umane, dovranno sgomberare il trono, e lasciar l'impero; restandosene però tuttavia co' loro cenci, e colle loro miserie, che non sono poche....„ Il malcapitato astronomo si dispone tuttavia a tentare l'impresa, ma trova ancora una certa difficoltà e la sottopone al Sole: “Che io non vorrei, per questo fatto, essere abbruciato vivo, a uso della fenice: perchè, accadendo questo, io sono sicuro di non avere a risuscitare dalle mie ceneri come fa quell'uccello, e di non vedere mai più, da quell'ora innanzi, la faccia della signoria vostra.„ E il Sole lo rassicura che non patirà nulla, sebbene “forse, dopo te, ad alcuni i quali approveranno quello che tu avrai fatto, potrà essere che tocchi qualche scottatura, o altra cosa simile....„

E gli uomini, questi medesimi uomini che hanno torturato chi ha loro insegnato le verità, credono alla propria eccellenza! L'umorista trarrà ancora da questa superba pretesa le sue risa più sonore. Prometeo è malcontento della sentenza del collegio delle Muse: il vino, l'olio e le pentole sono stati preferiti all'invenzione sua: il genere umano, il modello di terra col quale egli formò i primi uomini. E quando Momo dubita che l'uomo sia la miglior opera, la più perfetta creatura del mondo, l'inventore scommette di scendere con lui nelle cinque parti del globo per farlo ricredere. Calati in America, si trovano fra i Cannibali, dove un selvaggio mangia arrostito il corpo del proprio figliuolo; calati in Asia, trovano che una vedova è arsa viva, come vuole la legge, insieme col morto marito. Prometeo non si dà per vinto, considerando che tutti costoro sono barbari, e aspetta di visitare l'Europa civile; ma il suo compagno già gli fa osservare che se gli uomini fossero un genere perfetto, non avrebbero bisogno d'incivilirsi, non dovrebbero essere distinti in barbari e civili; e che la parte incivilita è troppo piccola, paragonatamente a tutta l'altra; e che questa famosa civiltà di Parigi e di Filadelfia non è ancora compiuta; e che, per arrivare a un grado incompiuto di civiltà, gli uomini hanno dovuto penare per un tempo lunghissimo; e che le loro invenzioni più singolari e proficue hanno avuto origine dal semplice caso; e che la civiltà, una volta ottenuta, non è stabile, ma può cadere e disperdersi, come tante volte è successo, secondo insegnano le storie. Per tutte queste ragioni, la sentenza di Prometeo non sarà da modificare dicendo che il genere umano è sommo, sì, ma nell'imperfezione anzichè nella perfezione?.... Prometeo non risponde, e cala con il compagno a Londra; dove vedono una gran folla attorno a una casa: un uomo si è ucciso, ed ha ucciso con sè i figliuoli, non già per esser povero, o disperato, o infelice; ma per tedio della vita, lasciando raccomandato a un amico il suo cane.... “Momo stava per congratularsi con Prometeo sopra i buoni effetti della civiltà, e sopra la contentezza che appariva ne risultasse alla nostra vita, e voleva anche rammemorargli che nessun altro animale fuori dell'uomo, si uccide volontariamente esso medesimo, nè spegne per disperazione della vita i figliuoli: ma Prometeo lo prevenne, e senza curarsi di vedere le due parti del mondo che rimanevano, gli pagò la scommessa.„

Così, quantunque il Leopardi abbia voluto assicurare che il suo riso sia noncurante, esso viene dal dolore ed è pieno di dolore. L'ironia si alterna col pessimismo; certe volte, come nella Palinodia, si confonde con esso. Se per la sua sfiducia nella vita e nell'umanità vede che ridono di lui, ridendo egli confessa al Capponi d'avere errato e assicura di essersi ricreduto:

Aureo secolo omai volgono, o Gino,

I fusi delle Parche. Ogni giornale,