— Questo mi dispiace... — Pensò un poco, poi disse: — Del resto, che cosa importa?... Noi siamo sempre sue figliuole, eh?

— Ma chi è che ti parla di queste cose?

— Nessuno, zia... le so io!... Vedi, al nonno di queste domande non ne faccio, perchè so di addolorarlo... Ma tu, senti: questa moglie... è bella?... più bella della mamma?...

— Non so.

La zia s'alzava; ella le teneva dietro, e nella stanza di toletta rovistava in mezzo alla batteria delle bottigline, delle caraffe, delle scatolette, delle spazzole e dei pettini, fiutando gli odori, chiedendo il nome di una cosa e l'uso di un'altra, insistendo per profumarsi i capelli e buttandosi addosso mezzo litro di essenza.

Quando s'andava fuori, prima di vestirsi lei stessa, stava a veder vestire la zia, si cacciava dentro la guardaroba per tastare le stoffe, esaminava una mantiglia o un corpetto, apriva tutte le scatole dei cappelli e dei ventagli, estasiandosi dinanzi alle piume, ai fiori, alle guarnizioni, ai fazzoletti di pizzo, a tutte le cose belle e smaglianti. Poi correva a vestirsi anche lei, e in carrozza, come le signore e i giovanotti salutavano, ella si chinava continuamente a domandare chi erano.

Le bastava vedere una volta le persone per non dimenticarle più, e al passeggio adesso riconosceva da lontano tutte le dame:

— Guarda, la Boscoforte... Zia, la Migliara ti sta salutando.

Ogni signora aveva il suo giorno di ricevimento: la marchesa di Fiordivalle il giovedì, la principessa di Terranova il sabato, la Boscoforte il lunedì; la zia restava in casa tutti i martedì; ed anche lei passava nel salotto, come una signorina. Tutte la festeggiavano, le sciupavano a baci le guancie; ella non udiva che lodi per la sua bellezza. Ma fra quelle signore le sue preferite erano le più giovani e le più eleganti: la Feràolo, che portava una veste da camera azzurra guarnita di larghi merletti bianchi e neri; la Bianchi che voltava il capo, che stendeva la mano, che si stringeva le braccia alla vita con mosse così distinte — dinanzi allo specchio, tutta sola, lei si studiava di riprodurle.

Miss pretendeva che studiassero come a casa; ella rispondeva voltandole le spalle: