—Poteva qualcuno servirsene? Dove la teneva?

—Chiusa, nascosta.

—Voi vedete,—disse egli ancora, rivolgendosi al giovane,—che niente conforta la vostra accusa. La ripetete ancora?

Parlava con voce grave, quasi in tono di sdegnato biasimo per la leggerezza della quale gli vedeva dar prova. Ma il giovane, dopo un momento di silenzio durante il quale si passò una mano sulla fronte e girò tutto intorno un dubitoso sguardo, mirò ancora una volta il corpo esanime disteso per terra, le forme irrigidite dalla morte, il viso ancora più bianco sul quale le gocce del sangue perdevano la loro porpora aggrumendosi, la bocca ancora un poco più aperta, gli occhi già stravolti, non più beati, tremendi; e allora, steso il braccio, con voce sorda e fremente:

—Attesto,—ripetè,—che questa donna è stata assassinata. Chiedo di parlare al giudice istruttore.

II.

LE PRIME INDAGINI.

Francesco Ferpierre, giudice d'istruzione presso il Tribunale cantonale di Losanna, era molto giovane: non aveva ancora quarant'anni. Una cultura legale solidissima, molta scienza della vita e del cuore umano, la nativa attitudine all'osservare che nell'esercizio della professione era divenuta geniale chiaroveggenza e quasi prescienza fatidica, facevano di lui una delle migliori forze della magistratura elvetica. Pure la sua prima vocazione era stata un'altra.

Egli aveva cominciato a coltivare le lettere; aveva anzi, sul principio, trascurato gli studii legali come inutili e ingrati, e nutrito una specie di rancore contro la famiglia che lo esortava a compirli. Scrivendo versi d'amore e prose di romanzo, esercitando la divina facoltà creatrice dell'imaginazione, egli pensava di conquistare la gloria, sdegnoso e neppur bisognevole di più reali compensi. Si ravvide alla morte del padre, sostegno della numerosa famiglia. Compreso il dovere di sostituirlo, egli disse da un giorno all'altro addio alla fantasia favolosa e indirizzò l'attività sua per una via più positiva. I primi esercizii non gli furono però inutili del tutto; l'abitudine dell'indagine psicologica, contratta nel considerare avvenimenti fittizii, gli giovò a districare i misteri proposti alla giustizia inquirente; cominciato a studiare la vita sopra i libri, egli potè presto comprendere come realmente è.

La professione politica e la giudiziaria sono forse quelle che più rapidamente e meglio d'ogni altra facciano conoscere gli uomini; ma dove l'uomo politico è egli stesso in preda a qualcuna di quelle passioni che presume giudicare negli altri, il magistrato, indifferente, sereno, straniero agli interessi che vede agitarsi d'intorno, è meglio d'ogni altro in grado di leggere nel libro del cuore. Ora il Ferpierre, dato sfogo con le artistiche esercitazioni della prima gioventù alle vivaci passioni, aveva compreso in tempo quel che c'è d'esagerato, di falso e di malsano in una troppo assidua prosecuzione poetica dell'esistenza; e come i suoi sentimenti erano divenuti più austeri, più severi erano divenuti i suoi giudizii. Il vecchio fondo morale della razza elvetica, la serietà quasi triste accumulata nel cuor della razza dalla contemplazione delle Alpi giganti, la rigidezza quasi ingrata di quel protestantesimo che escluse un tempo da Ginevra la musica come arte troppo voluttuosa, si ridestarono dopo i primi ardimenti; e la scapataggine un poco voluta del giovane poeta diè luogo alla rettitudine inflessibile dell'uomo maturo.