115 Cesar, del qual cotanta fama vola,
prodigo fu chiamato nel convito,
perché die' piú ch'una vivanda sola.

Ora la vanitá, non l'appetito,
e la superbia gran vivande chiede
120 e 'l banco d'oro e d'argento fornito.

Ed ha Mercurio, Orfeo e Ganimede,
che serva e suoni e che quell'altro mesca
innanti a Iove, mentre a mensa siede.

O farisei, il mio dir non v'incresca,
125 ché non vi tocca e non vi s'apparecchia
con sumpti e fasti il letto ed anche l'ésca.

Il mondo, che nel vostro far si specchia,
per vostro esemplo lassa questo vizio,
sí che la lunga usanza non s'invecchia.

130 A questo diede esemplo il buon Fabrizio,
che moderava giá 'l triunfo a Roma,
e Scipion scusoe quasi ogni offizio.

Ora messere e maestro si noma,
sol che tre fave egli abbia nel tamburo,
135 che risuonin parole a soma a soma.—
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Ben mille poi trovai nel cammin duro,
ch'avíen del viso infiata sí la pelle,
che ciascun occhio in lor facea oscuro.

Io dissi ad uno:—I' prego che favelle,
140 e di' chi fusti e perché tu non vedi
la terra e 'l cielo e l'altre cose belle.—

Rispose:—Se del nome mi richiedi,
detto fui Alardo e fui 'n Parigi artista
e tanto a vanitá ivi mi diedi,

145 ch'io curai solo a parer buon sofista;
e cosí fen quest'altri, che stan meco:
però a ciascuno è qui tolta la vista,