Enginocchiato, al mur mi fei vicino;
allora l'uscio grande ne fu aperto;
e noi intrammo su per quel cammino.
10 Forse duo miglia era ito suso ad erto
tra dolci canti e tra li belli fiori,
da' quai tutto quel pian era coperto,
ch'io vidi in mezzo delli sacri còri
star la Fortezza ardita e triunfante
15 come una dea adorna di splendori.
Mirava al cielo e tenea le sue piante
fisse e fermate su 'n una colonna,
ch'era tutta di fino adamante.
La spada in mano avea la viril donna
20 e l'elmo in testa ed in braccio lo scudo,
e la panziera in scambio della gonna.
—O vertú alta, o nobil Fortitudo
—diss'io a lei inginocchiato appresso,—
che non curi Fortuna e suo van ludo,
25 per l'aspero viaggio mi son messo,
passando i vizi insú con grande affanno,
per veder questo regno a te commesso,
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e per veder le dame che qui stanno;
e vengo, alta regina, ché m'insegni
30 l'offizio e l'operar, che da te hanno.
Se 'l priego basso mio, donna, disdegni,
Minerva disse a me ch'io ti richieggia
e che venissi qui, ove tu regni.—
Siccome, quando le sue schier vagheggia,
35 si mostra ardito il nobil capitano,
ed ognun delli suoi, perch'egli il veggia,
cosí fec'ella con la spada in mano,
e cosí se mostroe ogni sua ancilla,
in forma femminile ardir umano.