Tacette poi che questo ebbe risposto.
140 Allor vidi venir molti col vaio
ver' noi col lume in su la testa posto.
—Iustinian son io—disse il primaio,
—che 'l troppo e 'l van secai fòr delle leggi,
ora subiette all'arme ed al denaio.
145 Iurisconsulti e gran dottori egreggi
vengon qui meco da stato giocondo,
perché tu gli odi e perché tu li veggi.
Questo, che mi sta a lato, è fra' Ramondo
predicatore, a cui papa Gregoro,
150 quand'egli dimorava giú nel mondo,
fe' compilar il nobile lavoro
de' Decretali, e per questo vien esso
insieme meco in questo sacro coro.
Bartol Sassoferrato è l'altro appresso,
155 con la lettura sua, la cara gioia,
come dimostra il suo chiaro processo;
e Baldo perusin, che l'ebbe a noia;
poi 'l dottor Cino, ch'ebbe il gran concorso
nel tempo suo e l'onor di Pistoia;
160 poi Ostiense e 'l fiorentino Accorso,
che fe' le chiose e dichiarò 'l mio testo
ed alle leggi diede gran soccorso.
Giovanni Andrea, le Clementine e 'l Sesto
il qual chiosò, sta qui con la Novella,
165 sí come il lume a te fa manifesto.
E sempre il ciel rinfresca e rinnovella
l'opinioni e li novi dottori;
e quel che ha detto l'un, l'altro cancella.
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Azzo e Taddeo giá funno li maggiori;
170 ed ora ognun è oscuro e tal appare
qual è la luna alli febei splendori.—