Considerai che me fe' cosa viva,
poi animal, e poi mi diede in dono
libero arbitrio e vertú intellettiva.

10 E ciò, che s'ama, s'ama in quanto e buono;
ed egli è 'l Ben supremo e sí cortese,
ch'ogni pentir in lui trova il perdono.

Questo di tanto amore il cor m'accese,
che fe' di piombo ogni aurato dardo,
15 che mai Cupido folle in me distese.

Allor inverso il ciel alzai lo sguardo,
e venne un raggio a me dal primo Amore,
che tanto mi scaldò, che ancora io ardo.

Ond'io gridai:—O alto Dio Signore,
20 che render posso a tanti benefici,
se non ch'io ami te con tutto il core?

Era niente, ed alli ben felici
tu mi creasti; e, mentre servo io era,
per grazia, mi facesti de' tuo' amici.—

25 Quando questo dicea, di luce vera
resperso fui; ond'io mirai piú fiso,
per veder onde uscia quella lumiera.
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E donna vidi dentro al paradiso
bella e lucente tanto quanto il sole,
30 se non che piú acceso aveva il viso.

E, come aquila fa 'nanti che vole,
che mira in alto prima che giú vegna
inver' la preda, che prendere vòle,

cosí scese ella e disse a me benegna:
35 —Del purgatòr convien che 'l foco passi,
anzi che venghi ove per me si regna.—

Li polsi miei, giá faticati e lassi,
se sgomentóro un poco a tanta impresa;
ond'io per questo un gran sospir fuor trassi.