[5]. Popolo Romano 21 giugno.

[6]. Gazzetta Livornese (ufficiale) del 15 giugno.

[7]. «Le Scene greche sono un dramma bell'e buono.» Yorick, appendice sull'Alcibiade nella Nazione.

«Che parlano alcuni di scene che non forman dramma! queste scene sono la vita colle sue lotte, e vita e lotte son dramma.» C. Romussi, appendice sull'Alcibiade nel Secolo.

[8]. Ch'io non abbia avuto gran torto di fare Alcibiade migliore in fondo che non sia di moda nella opinione volgare il ritenerlo; che parecchie delle sue colpe fossero colpe più del tempo e delle circostanze, che non dell'indole; che l'amore della città nativa potesse alla fine in lui più delle vicende e dell'ingiustizia degli uomini lo attestano tre delle pagine più belle della sua vita — Atene salvata a Samo — la gita al campo di Egospotamos — e l'ultima in Persia ove morì; lo attestano, per tacer di Plutarco, le pagine di Platone e quelle di Tucidide, lo storico più severo, più coscienzioso e più imparziale dell'antichità.

[9]. Alc. «... E la turba e le voci via via confusamente si dileguavan lontano, finchè non mi parve più udirne che una sola: ed era la voce di Timone il misantropo che seduto alla riva, raspando la terra, — guardavami fisso come quel giorno che incontratomi per via mi maledì. Ma la sua voce non era più imprecazione: il suo aspetto non era più d'uom che odia: il suo sguardo parea sguardo d'amore. Timone, io venivo gridandogli, ringrazia gli Dei che smentirono i tuoi auguri! Il giovinastro che preconizzasti flagello d'Atene n'è divenuto il salvatore! Timone riconciliati cogli uomini! la virtù e l'espiazione esistono ancora sulla terra, — e la legge della terra è amore. — Ed io correa verso lui le braccia aperte.... ma Timone già era scomparso.... il suo volto s'era mutato nel tuo....» ecc. Alcibiade, Quadro ultimo, scena 2.ª

[10]. Isocrate, Panaten. 44.

[11]. Senofonte, Repub. Aten. I.

[12]. Demostene, Adv. Leptinem.

[13]. Demost. Contr. Aristocrat.