Mèn. (ironico) Ah!... sei divenuto un savio... dunque?

Bl. (sentenzioso) No, padrone. Perchè ciò che diviene non è[155], e non può essere nel momento che diviene: altrimenti, se fosse già, non diverrebbe, o, se diviene, diviene un'altra cosa: e quello che è, se potesse divenire, allora l'essere diventerebbe eguale al non essere, mentre il non essere è diverso dall'essere, come dice Ercole in Euripide[156]. E per scegliere quindi fra l'essere...

Mèn. (continuando ironico) ... e il non essere... Ferma un momento. E dimmi un po'... hai scopato le stanze stamane?... e la casa è all'ordine?... è?

Bl. Sicuro che è.

Mèn. (fissandolo) Ma potrebbe anche non essere, visto come impieghi il tempo. Vedi questo? (gli mostra un grosso bastone) Cosa credi che sia? essere o non essere?

Bl. (tirandosi a rispettosa distanza) Vedo. È un bastone... è...

Mèn. Ne convieni? Ebbene, se ti sento fare ancora di queste scoperte, e bazzicar quei galantuomini che mangiano fichi nel Liceo[157], questo, che è un bastone, ti annunzio che può divenire uno spianatoio per le tue spalle, pur non cessando di essere un bastone. M'hai inteso?

Bl. Perfettamente.

Mèn. Vedi che lo sei, un savio!... Va.

(Blèpo esce, facendo comiche smorfie).