Agl. (commossa dalla sincerità dell'accento di Mènecle, si abbandona del capo e della persona sul petto di lui. Mènecle la sorregge amorosamente delle braccia) Oh, Mènecle!

Mèn. (pausa. Mènecle, sorreggendo Aglae, esclama tra 'l mesto e 'l comico) (Cose che capitano ai vecchi!... Qui ci vorrebbe Zeusi a dipingere il quadro!...) E tu Aglae... a questo guerriero cadente...

Agl. (risollevando il capo) Aglae non dimenticherà mai ciò che questo guerriero cadente ha fatto per la sua famiglia, pel padre suo...

Mèn. Ah! (si distacca vivissimamente da Aglae, rabbuiandosi) (L'avevo detto che si sagrificava!... Ed io bestia... stavo per dimenticarlo... Ah, per gli Dei, sarei indegno di aver fatto versare quelle lagrime! Il dado è tratto!)

Agl. Che hai?...

Mèn. (con accento di repentina risolutezza) No, Aglae, la tua gratitudine serbala ad altri. Tra me e tuo padre non ci fu che un ricambio... e il debitore sono ancora io... Tu sei troppo buona e virtuosa... e io... non ti merito... Non ti merito. Avevi ragione. Sono indegno di te. (È fatta!).

Agl. Che? Dunque confessi...

Mèn. (concitato) Sì, sì... confesso... tutto quel che vuoi...

Agl. Ci sei stato...

Mèn. Ci sono stato... (Ora mi mangia...)