Bl. (avanzandosi, serio, impassibile, a fianco di Mènecle che non l'ha veduto, e che sostiene nelle braccia la vecchia piagnucolante) Padrone... consolala!
Mèn. (collerico, voltandosi, in vederlo) Tu qui ancora?...
Bl. Vado, vado... (avanti andarsene, gli ripete con accento comico di preghiera) Consolala! (declamando) «Soave è amor, ma troppo acerba cosa!» lo dice Euripide nell'Ippolito[188].
Mèn. (minaccioso, con la vecchia piangente sempre su le braccia) Te lo do io ora l'Euripide.
Bl. (tranquillo, grave) Vado, vado.
Mìrt. (singhiozzando) Ah, Mènecle, quanto sono infelice!...
Mèn. (Anche lei! Sono il consolatore universale!...)
Bl. (dalla soglia, guardando i due, con far sentenzioso) Ha ragione Eschilo:
Empie i letti di pianto amor di sposa
E fa che dolor aspro il cor le stringa,