Agl. (triste, commossa) E tu parti...
El. Stanotte.
Agl. (vivamente inquieta) Per dove? con chi?
El. Con Pelopida tebano e i compagni suoi. (esclamazione di Aglae) Tebe accolse mio padre esule al tempo dei tiranni: è giusto che nell'ora delle sue sventure, il figlio paghi il debito dell'ospitalità...[211]
Agl. (vivissimamente) E tu...
El. E io seguirò i fuorusciti nella più santa delle imprese.
Agl. (dolorosamente esclamando) O Dee!
(Si abbandona sur un sedile, sopraffatta dall'emozione e piange).
El. Avresti preferito sapermi vivere, da te lontano, una vita oscura, ignava, ingloriosa? Ignavia per ignavia, tanto allora varrebbe la colpa!...
Agl. (asciugandosi gli occhi e cercando padroneggiarsi) No, no! Perdona... hai ragione... Ma tu sei eroe, figlio di eroi, ed io, dopo tutto, non sono che una fanciulla. Perdona. Vedi. Sono forte ora. (parla con voce rotta, reprimendo i singhiozzi) Ti guardino i Numi! Oh nessuna preghiera sarà mai loro salita più fervida delle mie! Ti guardino i Numi! E ricordati di Aglae!..