Detti e Mènecle.

(Mènecle si è affacciato dalla porta nel fondo, mentre Elèo ed Aglae proseguono il lor dialogo sul davanti della scena. Rimane muto, le braccia conserte, il volto tra pensieroso e sorridente, sulla soglia a guardarli).

Agl. No... lasciami dire... Non ti accuso... Il tempo non muterà la tua tempra, ma muterà molte cose intorno a te... Mènecle vivrà, e glielo auguro, buon vecchio! molti anni...

El. (melanconico) Oh... anch'io...

Agl. ... e il giorno che io sarò libera di nozze, io non sarò più una ragazza per te. Breve è la stagion della donna — e s'ella non la coglie — passata quella, se ne sta seduta a consultar gli auguri[212]. Le rose della giovinezza in quel dì saranno svanite, e a te, nel fior degli anni, non resterebbe a sposar che la memoria e l'ombra di colei che fu un tempo la bella Aglae... una brutta vecchia grinzosa... Oh, sarebbe troppo pretendere...

Mèn. (di dietro, tentennando il capo) (Infatti...)

Agl. ... e faresti la figura di Cròbilo. Direbbero che m'hai sposata per godere la mia dote, la eredità di Mènecle. No, no, promettimi solo che il giorno in cui il tuo cuore sarà stanco di attendere... rimanderai ad Aglae questo ricordo...

El. Fino a che tra i viventi mi rischiari il sole, questo ricordo starà con me. Verrà con me nella pugna, poserà con me sotto la tenda. Oh gli anni possono involarci la cara giovinezza, spegnere le febbri, i delirî dei sensi, ma non ispegneranno un affetto reso puro e santo dal sagrificio...

Mèn. (È nato per far l'oratore!...)

El. (con forza) ... prima che io rinneghi la fede di questo affetto, possa Nettuno farmi morire come Ippolito... e casto come lui!...