[727]. Questo scritto fu composto da Guglielmo quando sali sul trono Clemente IV, che gli concesse di far ritorno a Parigi, donde era stato esiliato per opera di Alessandro IV. Al benevolo papa Guglielmo indirizzò il nuovo suo lavoro. Ed il Papa gli rispose in una lettera pubblicata dal Martène (Thes., II, 417) ammonendolo amorevolmente che il nuovo scritto non differiva dall'antico. (Hist. litt., XIX, 207).
[728]. Il titolo del libro pubblicato dal Martène (Amplissima collectio, IX, 1273) è il seguente: Nicolai Oresme episcopi de Antichristo et ejus ministris ac de ejusdem adventus signis propinquis simul et remotis. Il Leclerc (Hist. litt., XXI, 470 e segg.) ha dimostrato luminosamente che l'Oresme, vescovo di Lisieux nel 1382, non può essere l'autore di un libro, che appare composto non più tardi del 1273. Ed è assai probabile l'ipotesi, adottata anche dal Renan, che il nome di Oresme sia l'anagramma di S. Amore. Tutta la seconda parte del libro è indirizzata ai precursori dell'Anticristo, che sono i pseudo-profeti, i falsi predicatori, che sotto il manto della pietà preparano la rovina della Chiesa.
[729]. La Bolla è riportata dal De Boulay, III, 311. Nos libellum .... tanquam iniquum, scelestum et execrabilem, et instructiones ac documenta in eo tradita utpote prava, falsa et nefaria de fratrum nostrorum consilio authoritate apostolica reprobamus, et in perpetuum condemnamus, districte praecipientes ut quicumque libellum ipsum habuerit, cum infra 8 dies, ex quo hujusmodi nostram reprobationem et condemnationem sciverit, prorsus et in toto et in qualibet sui parte comburere et abolere procuret.
[730]. De periculis, cap. 2º, pag. 21. Unde videtur quod authoritate sedis apostolicae, aut diocesanorum, praedicare possunt. Respondetur quod de potestate Domini Papae aut Episcoporum disputare non volumus. Verumtamen cum secundum jura tam divina quam umana in una ecclesia non possit esse nisi Rector unus, alioquin Ecclesia non esset sponsa sed scortum .... Si vero dominus Papa concedit aliquibus personis potestatem praedicandi ubique, intelligendum est ubi ad hoc fuerint invitati.
[731]. La prima osservazione che fecero i cardinali, cui fu commesso l'esame del libro di Guglielmo, è che in esso fosser contenute quaedam perversa et reproba contra potestatem et authoritatem Romani Pontificis, come dice Alessandro IV nella bolla citata.
[732]. I manoscritti sono segnati al num. 1726, ed al num. 1706, fondo Sorbona. Alcuni documenti contenuti in questi manoscritti sono riprodotti anche in un altro manoscritto num. 391 della biblioteca Mazarino. Renan, L'Evangile Eternel (Revue des deux mondes, tom. LXIV, pag. 109). I documenti sono quattro: 1º Il primo documento, che si trova solo nel manoscritto num. 1726, contiene estratti dai libri di Gioacchino, non pure dei tre autentici, ma anche dagli apocrifi, come il commentario a Geremia, il De oneribus provinciarum, ed il commentario ad Ezechiele. 2º Il secondo documento, che si trova in tutti e tre i manoscritti, contiene gli estratti, che la Commissione di Anagni fece dell'Introduttorio all'Evangelo eterno. Fu pubblicato dal D'Argentré, I, 163, secondo il n. 1706, che è il più imperfetto. Il principio di questo documento ripubblicato nella sua integrità dal Renan, pag. 109, nota 1 è il seguente: Haec notavimus et extraximus de Introductorio in Evangelium aeternum-, misso ad dominum Papam ab episcopo Parisiensi, et tradito nobis tribus cardinalibus ad inspiciendum ab eodem domino Papa, videlicet Odone tusculanensi, Stefano Prenestino episcopis, et Hugone sanctae Sabinae presbytero cardinali. 3º Il terzo documento (manoscritto 1726 Sorbona e 391 Mazarino) è un altro processo verbale della Commissione d'Anagni, nel quale si contengono gli estratti delle opere autentiche di Gioacchino, certo secondo la nova edizione fatta per l'Evangelo eterno, perchè oltre al testo si citano le note di fra Gherardo. Il Renan ha pubblicato il principio di questo documento e le note. Io aggiungerò qualche altro passo secondo il manoscritto del 1726, copiato dal sig. Bencini e gentilmente collazionato dal mio amico E. Alvisi. 4º Il quarto documento, già pubblicato dal D'Argentré, si trova solo nel num. 706. È un'altra enumerazione degli errori dell'Evangelo eterno, identica a quella che si legge nel Directorium inquisitionis dell'Eymerich.
[733]. L'Introductorius talvolta apparisce come un opuscolo separato, ed il Renan osserva che alcuni scrittori contemporanei come Matteo Paris, e Guglielmo di S. Amore chiamano Evangelo eterno l'Introduttorio (op. cit., pag. 115). Nella nota precedente abbiamo riportato il principio del resoconto d'Anagni, dal quale apparisce che l'opuscolo, mandato al Papa dal vescovo di Parigi, è appunto codesto Introductorius. Ma che in seguito di esso fossero pubblicate o le opere autentiche di Gioacchino, o almeno estratti da esso lo prova l'altro documento, il terzo della nota precedente, del quale sarà utile riportare il principio (Renan, pag. 110). Anno Domini MCCLV, VIII idus Julii Anagniae coram nobis Odone episcopo tusculano, et fratre Hugone presbytero cardinali, auditoribus et inspectoribus datis a Papa, una cum reverendo patre Stephano Praenestino episcopo se excusante per proprium capellanum suum, et nobis quantum ad hoc vices suas committente, comparuit Magister Florentius episcopus Acconensis, proponens quaedam verba de libris Joachim extracta suspecta sibi, ut dicebat, nec publice dogmatizanda aut praedicanda, sive in scriptis redigenda, ut fieret inde doctrina sive liber (par che accenni alla nuova pubblicazione fattane) prout sibi videbatur. Et ad haec audienda et respicienda una nobiscum duos alios scilicet fratrem Bonevaletum, episcopum Pavendensem, et fratrem Petrum lectorem fratrum Praedicatorum Anagniae, quorum unus tenebat originalia Joachim de Florensi monasterio, et inspiciebat coram nobis utrum haec essent in praedictis libris, quae praedictus Acconensis legebat, et legi faciebat per tabellionem nostrum et inspiciebat sic. Questi libri, che Florenzo leggeva, erano probabilmente o la nuova edizione degli scritti di Gioacchino, o almeno gli estratti, che se ne fecero per uso dell'Evangelo eterno. Ed i giudici di Anagni, che scrupolosamente riscontrarono la nuova edizione coll'antica, non trovarono differenza. Il che prova che i Gioachimiti non alterarono i libri dell'abate, come sospetta il Renan (pag. 121); ma vi aggiunsero note quando pareva loro di dover compiere il pensiero del profeta.
[734]. L'Introduttorio insisteva sulle differenze nel 30º capitolo, ove (D'Arg., 161-62) dicit quod ALIA est scriptura divina, quae data est fidelibus eo tempore, quo Deus pater dictus est operari, et ALIA quae data est Christianis eo tempore, quo Deus filius dictus est operari, et ALIA quae danda erit eo tempore, quo Spiritus Sanctus proprietate mysterii Trinitatis operabitur. L'opposizione è tale tra il secondo periodo ed il terzo, che il nome di Vangelo par quasi venga negato al Novo Testamento, e serbato solo ai libri gioachitici. Almeno così si potrebbe interpetrare questo passo omesso dal D'Argentré e pubblicato dal Renan, pag. 126, nota 5: Item XXVIII, dicit sacram scripturam divisam in tres partes scilicet in vetus Testamentum, in Novum et in Evangelium. (Vero è che si potrebbe sospettare non fosse stata omessa dal copista la parola aeternum). Quod capitulum totum est notabile et totum legatur. Si confronti il passo tolto dal quarto documento. (Cod. Sorbona, num. 1706). Eymerich, Directorium, pag. 271. Secundus error quod Evangelium Christi non est Evangelium regni, et ideo non est aedificatum.
[735]. Il Concilio di Arles nel condannare l'Evangelo eterno a ragione notava che questo nome fosse dato ac si Christi Evangelium non aeternum nec a Spiritu Sancto nominari debuissent.
[736]. Queste proposizioni si trovano non nel resoconto d'Anagni, ma in quell'altro fascicolo d'estratti esistente solo nel num. 1706, già riportato dall'Eymerich (ed incompiutamente dal D'Argentré) Directorium inquisitionis (Roma, 1585), pag. 271. Quartus error: Quod Novum Testamentum non durabit virtute sua nisi per sex annos proximos futuros, videlicet usque ad annum Christi MCCLX. Sextus error, quod Evangelium Christi aliud Evangelium subdet, et ita pro Sacerdotio Christi aliud Evangelium (D'Argentré ha sacerdotium) succedat. Septimus error: Quod nullus simplex homo est idoneus ad instruendum hominem alium de spiritualibus et aeternis, nisi illis qui incedunt pedibus nudis.