[872]. Nel capitolo 2º del 5º libro, pag. 469-70 adduce alcuni esempii di papi eretici, a cominciare da S. Pietro, al quale S. Paolo resistè in faccia quia reprehensibilis erat. E cita le parole di S. Tommaso che nella Somma, II, 2 qu. 33, art. 4: Paulus qui erat subditus Petro, propter imminens periculum scandali circa fidem Petrum pubblice arguit. Nel capitolo susseguente prova con 15 ragioni quod Papa canonice electus potest manens Papa errare a fide et haereticari. Nel capitolo IV muove alcune obbiezioni che vengono risolute nel quinto.
[873]. Lib. VI, cap. 57, pag. 561. Praedicta inquisitio primo et principaliter spectaret ad universalem ecclesiam, si essent ita pauci, quod omnes convenirent in unum, vel possent leviter convenire. Secundo pertineret ad Concilium generale, quod vicem tenet universalis ecclesiae. Ivi, cap. 84, pag. 602. La convocazione del Concilio nel caso di un Papa eretico spectat principalius ad praelatos et in Divina lege peritos, secundo spectat ad reges et principes et alias publicas potestates; tertio autem spectat ad omnes catholicos.
[874]. Lib. VI, cap. 86, pag. 605. Concilium generale debet Papam haereticum expellere de sede .... ab omni ecclesiastico ordine degradare .... et potest ipsum curiae tradere seculari. Intorno ai laici non accetta che all'autorità secolare spetti la condanna dell'eretico, come dicono alcuni (Cap. 91, pag. 608-10), e tiene invece questo altro modum ponendi, qui minus veritati repugnare videtur (Cap. 93, pag. 611-12): si clerici crederent eidem, ac circa correctionem at cohibitionem ipsius essent damnabiliter negligentes, principes saeculares, in quorum dominio moratur, et etiam populus, qui sciret ipsum haereticum, coercere debent.
[875]. Dicemmo più sopra che il secondo libro del primo trattato della terza parte discute la quistione: an expediat toti communitati fidelium uni capiti principi et prelato fideli sub Christo subjici et subesse. Resta senza risposta il capitolo 25 (pag. 812-814), nel quale è provato che absque unitate Summi Pontificis potest unitas ecclesiae perdurare, vacante enim apostolica sede manet unitas ecclesiae. Così pure rimane senza risposta il capitolo 28, nel quale sono enumerati i casi, in quibus liceret plures tales constituere Patriarchas seu primates. E finalmente nell'ultimo capitolo del libro sono ribattute ad una ad una le ragioni addotte nel capitolo primo in sostegno del governo monarchico della Chiesa. Noto tra le altre questa, che è il segreto motivo dell'avversione dell'Occam al monarcato (pag. 818): si Papa efficeretur haereticus, praesertim habens potestam temporalem .... formidandum esset ne fere omnes Christianos inficeret haeretica pravitate. Quale fosse l'opinione dell'Occam lo dice il discepolo nel principio del libro seguente: Quamvis regulariter minime expediret totam universitatem fidelium uni capiti fideli sub Christo subesse, tamen videtur quod nullus catholicus debeat dubitare quin pro necessitate temporis, vel propter excellentiam beati Petri vel ex alia causa speciali nobis fortassis ignota, aut de potentia absoluta Christus potuit constituere beatum Petrum caput, principem et praelatum aliorum apostolorum. Questo passo prova due cose: 1º che la discussione del libro precedente la dà vinta contro il monarcato; 2º che la quistione teoretica sull'utilità di questo o quel governo è indipendente nella mente dell'Occam dalla questione storica intorno a S. Pietro.
[876]. La quistione sul primato di Pietro è trattata, come dicemmo, nella 3ª parte, 2º trattato, libro 4º. Che l'Occam vi risponda in modo affermativo lo dimostra tutta l'orditura del libro, come ha ben rilevato il Riezler. Ma al Riezler è sfuggito che in questo libro l'Occam risponde a Marsilio, del quale riproduce a parola l'argomentazione. Il capitolo primo dell'Occam (pag. 846-48) non è altro se non il capitolo sedicesimo della seconda parte del Defensor pacis dalle parole: nam tribuens Christus Apostolis sino a vos autem omnes fratres estis (Goldast, II, 241-44). Un solo brano è saltato dall'Occam, quello che comincia: dic igitur mihi e finisce probavimus supra (pag. 243), il quale salto rende inintelligibile la citazione di S. Agostino, che l'Occam riproduce. Alle ragioni di Marsilio l'Occam risponde in tutto il libro, ma principalmente nel penultimo capitolo, contro il quale non s'adducono ulteriori obbiezioni.
[877]. Cap. 22, pag. 865. Tenendum est quod eadem assertio universali ecclesiae debet adscribi, universalis autem ecclesia nullo tempore etiam parvo errore potest contra fidem. Il Riezler (op. cit., pag. 259-267) crede che questo libro della terza parte contraddica al libro quarto della prima parte, ove par che l'Occam abbracci un'opinione affatto opposta. Ma io non credo che nel capitolo della prima parte (p. 483), ove si adducono le ragioni contro il primato di S. Pietro, l'Occam esprima la sua opinione, perchè nel capitolo susseguente viene sostenuta l'opinione contraria, ed il discepolo dichiara che non occorre andare più avanti (pag. 486): cum auctoritas debeat ad eam tenendam sufficere. Canit enim ecclesia universalis de beato Petro: Tu es pastor ovium princeps Apostolorum. Codesta, come si vede, è la stessa ragione addotta nella terza parte, e in essa si acquetano i disputanti e si passa alle altre proposizioni sostenute dagli antipapisti, come a dire: 1º che la Scrittura non parla mai della venuta di S. Pietro a Roma, nè S. Luca dice mai che abbia retta la Chiesa di Roma (Defensor pacis, pag. 245; Dialogus, pag. 486); 2º Che giusta l'ordinamento di Gesù Cristo, nessun sacerdote ha potere sull'altro, e la distinzione tra vescovi, arcivescovi, sacerdoti è solummodo ex ordinatione humana et non ex ordinatione Christi (Defensor, pag. 238-41; Dialogus, pag. 486-87); 3º Che solo da Costantino in poi la Chiesa di Roma ebbe un primato sulle altre (Defensor, pag. 293; Dialogus, pag. 487). Contro codeste asserzioni viene opposto nel cap. XIX quod Romana Ecclesia ante tempora Constantini super omnes alias habuit principatum.... auctoritate Conciliorum generalium. Nel capitolo XX si adducono i testi per provare quod Romana Ecclesia ab ipso Christo ante ascensionem recepii principatum. Ma nel capitolo XXI, che chiude la digressione, si espone l'opinione intermedia: quod Romana Ecclesia non habuit immediate a Christo super alias ecclesias principatum .... sed primo immediate habuit principatum a B. Petro transferente sedem suam in Romanam Ecclesiam. Codesta terza opinione, contro la quale non s'oppone più nulla, dovrebbe essere anche secondo il Riezler quella abbracciata dall'Occam. Per tal guisa non v'ha contraddizione tra la 1ª e la 3ª parte del Dialogo.
[878]. Che il Concilio possa errare lo dimostra con cinque ragioni nel capitolo 25 dello stesso libro quinto (pag. 494-95), e con esempi nel capitolo 26. Adduce nel successivo capitolo gli argomenti in favore dell'opinione contraria, ma nel 29 vi risponde diffusamente. E nel successivo capitolo 30 passa all'altro argomento, se cioè possa errare tutta la Cristianità. Che possa errare tutto il Clero lo dimostra nel capitolo XXIX e lo riafferma nel XXXI ribattendo le ragioni in contrario. Ma il Clero, anche preso nel suo complesso, non è la Chiesa, perchè (pag. 500) ad congregationem autem fidelium ita pertinent laici fideles, sicut clerici. Igitur de multitudine clericorum non debet intelligi, quod errare non possit. Anche la Chiesa tutta può fallire in qualche congiuntura, come alla venuta dell'anticristo, ma anche a quel tempo aliqui erunt sancti viri electi qui in errorem minime inducentur (pag. 594). E bastano queste eccezioni perchè la vera fede non perisca.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Le correzioni indicate a pag. [565] sono state riportate nel testo.