E questa cagione forse è la più forte di tutti perchè nella lotta contro i vizii del clero l'opposizione ereticale si collegava naturalmente colla cattolica. Più tardi parleremo degli oppositori cattolici o patarini. Per ora ci basta questo ricordo storico. Pochi anni innanzi che S. Arialdo levasse il grido di guerra contro l'alto clero milanese, un Girardo eretico ricoverato nel castello di Monforte confessò apertamente all'arcivescovo Ariberto, che egli ed i suoi seguaci, ammontanti a più di tremila, non mangiavano carne, metteano tutto in comune, facean voto di verginità, e se anche ammogliati rispettavano la propria moglie come sorella.[212] Una gran parte di questi eretici, non volendo rinunziare alla sua fede, fu data dal popolo tumultuante alle fiamme, ma certo non tutti perirono sul rogo, ed i superstiti senza dubbio si fusero coi patarini.[213] Così all'ombra del movimento riformatore, capitanato da Gregorio VII, si dilatava sicura ed inavvertita l'eresia.

Le ragioni finora addotte delle fortune del Catarismo mettono capo in quello spirito di opposizione alla Chiesa stabilita, per cui la nuova eresia facendo causa comune con tutte le antiche prende l'aspetto di una purificazione della coscienza religiosa. Ma oltre a questo elemento critico e negativo dobbiamo distinguere nella nuova religione un altro elemento, non meno importante, voglio dire l'ascetismo, pel quale non solo va d'accordo col Cattolicesimo, ma lo supera, offrendo così nuovo e più sostanzioso pascolo alle anime mistiche. La Chiesa catara sottoscrive di gran cuore alla massima cattolica che tre sono i nemici dell'uomo, il mondo, il demonio, la carne; ma ne trae le estreme conseguenze. Fra i tre nemici, ella dice, che sono uniti contro l'anima, corre di certo un rapporto di parentela, e come l'anima, per malvagia che sia, è dappiù della materia, così delle tre potenze avverse la maggiore è quella del demonio; le altre si possono considerare come sue ausiliarie, o meglio sue geniture. Ed eccoci in pieno dualismo.[214] Nè vogliamo tacere che questa trasformazione favoriva per soprammercato certe tendenze, molto comuni nel Medio Evo, ed anche oggi non estirpate del tutto, come a dire la fede nell'esistenza ed efficacia di spiriti malefici, che non solo assalgano gli eremiti del deserto, ma si caccino nelle popolose città, mescolandosi in tutti i negozii, e talvolta nascondendosi negli angoli delle case. È stato già notato come in queste superstizioni diaboliche rivivesse l'antico culto pagano. Per lo che non a caso si estesero e dilargarono col rifiorire degli studii classici, nè solo nel Medio Evo ma più ancora nella Rinascenza si credè follemente alle streghe e agli ossessi.

Non farà dunque meraviglia che il Catarismo rispondendo a così diverse tendenze faccia tanti seguaci. Alle anime, avide di libertà, offre di sottrarsi al ferreo giogo della gerarchia; alle travagliate dalla sventura svela il mistero dell'infelicità umana, e promette la fine del doloroso pellegrinaggio. Le menti vigorose alletta coll'interpetrazione allegorica dei dommi, che tornano più ostichi alla ragione; le inferme seduce rafforzando le loro credenze nel diavolo, e giustificando le più strane e paurose superstizioni. Non per tanto i due elementi, che rilevammo nel Catarismo, non cessano di essere eterogenei. Chè l'uno tende, come dicemmo, alla purificazione del contenuto religioso, l'altro per lo contrario favorisce la superstizione; l'uno coll'andare del tempo riescirà alla reintegrazione della vita, l'altro ad una condanna di essa più cruda e recisa che non avesse fatto il Cattolicismo. Questi elementi adunque, così discordi, dovranno separarsi. Gli spiriti più geniali, e desiderosi di una vera rinnovazione religiosa lasceranno cadere l'ascetismo dualistico, importazione affatto orientale, e serberanno invece l'altra parte, frutto dei più grandi pensatori dell'occidente come Claudio di Torino, Agobardo di Lione, Berengario di Tours. Per tal guisa nascono i Valdesi.

CAPITOLO II I VALDESI

I

L'opinione dell'identità di Valdesi e Catari è stata, sostenuta da nemici ed amici. Il Gretser tra i cattolici ad esempio crede che tutte le eresie del Medio Evo si riducano ad una sola, e che i nomi differenti ricordati da Raniero Sacconi e Pier delle Vigne non accennino se non a varietà locali di una stessa eresia.[215] E così i Valdesi si chiamano catari non dal greco καθαρὸς come parrebbe a chi ricordasse il nome che si solevan dare gli antichi Novaziani, bensì dal tedesco Kätzer. Quale sia poi l'origine di Kätzer non è difficile dire. Forse da kätzern dividere, ma più probabilmente da cato. Cur autem majores nostri Germani haeretici nomen a cato indiderint promptum erit intelligere ei, qui proprietates cati cum genio et indole haereticorum conferre volet. È inutile discutere queste stranezze, non tollerabili neanche nel 1612 quando furono scritte; ma voglio notare solo la contraddizione in cui cadeva il Gretser. Secondo lui i Valdesi non rimontano prima del 1160 ed hanno per progenitore Pietro Valdo.[216] Dunque le eresie anteriori, che nel nome di catarine furon condannate nei concilii di Tolosa del 1056 e 1119, non possono essere valdesi.

Il bisogno polemico di fare apparire i Valdesi nella luce più fosca, e di attribuire loro anche gli errori dualistici per meglio combatterli, fuorviò il Gretser. E l'opposto disegno condusse allo stesso errore gli scrittori protestanti, come il Basnage, l'Abbadie, il Monastier.[217] I quali tutti sostenevano anch'essi l'identità di Valdesi e Catari, ma credevano che le dottrine dualistiche, attribuite a questi ultimi, fossero una invenzione dei loro persecutori. Eppure la verità non era difficile ad appurare, perchè le testimonianze più antiche non lasciano dubbio che i contemporanei sapessero già ben distinguere la setta catara dalla valdese. Così il Sacconi dopo avere esaminato le dottrine dei Catari, e le varie sètte in cui si dividono, serba un capitolo a parte ai valdesi, di cui parla come di una eresia tutt'affatto diversa, e che a nessuno verrebbe in mente di confondere colle precedenti.[218] Parimenti Stefano di Borbone distingue chiaramente i poveri di Lione, che ebbero e nome e dottrina da un tal Valdense, dai Patarini o Bulgari, che ei fa risalire direttamente a Mani e chiama senz'altro Manichei.[219] Più esplicito è Guglielmo di Puy Laurent che nella sue cronaca dice: nelle provincie narbonese ed albigese erano alcuni ariani, altri manichei, altri infine valdesi o lugdunesi, i quali tutti sebbene dissenzienti tra loro cospiravano pur contro la Chiesa cattolica. I Valdesi eran quelli che più acutamente disputavano contro gli altri eretici.[220] Oltre a codesti autori bisogna citare Alano che consacra ai Valdesi il secondo libro della sua opera ed il Moneta che non ignora esserci Valdesi più vicini ai Cattolici dei Catari.

Del resto ove pongansi a raffronto le dottrine dei Catari con quelle dei Valdesi si colgono a colpo d'occhio le differenze. E perchè la nostra dimostrazione sia più compiuta, scegliamo gli autori del tempo in cui i Valdesi avean già subito parecchi influssi dei catari. Togliamo ad esempio il Sacconi, che scrisse nel 1250. Secondo questo inquisitore, che conosceva di persona gli eretici, i Poveri di Lione si dividono in due rami, quelli d'oltremonti ed i lombardi. La dottrina dei primi si assomma in questi quattro punti: 1º ogni giuramento è vietato dall'Evangelo; 2º non lice alla potestà civile punire di morte i malfattori;[221] 3º qualsiasi laico può consacrare il corpo di nostro Signore; 4º la Chiesa Romana non è la Chiesa di Cristo. I poveri lombardi s'accordano nei due primi punti coi fratelli d'oltremonti, ma intorno agli altri due vanno anche più in là. Sostengono che chiunque vive in peccato mortale non possa consacrare il corpo di Cristo, e la Chiesa Romana raffigurano nella donna dell'Apocalisse, e ai suoi precetti non vogliono obbedire, talchè non credono peccato mangiare carne in quaresima e nelle vigilie. Questa esposizione ci mostra non pure differenza ma opposizione tra le due dottrine. Non solo nella dottrina valdese manca qualunque traccia del dualismo cataro, ma mentre i Catari vietano assolutamente il mangiar carne, i poveri di Lione lo permettono anche nella quaresima e nella vigilia; e laddove quelli a simiglianza dei cattolici hanno sacerdoti, o Perfetti, ai quali solo è lecito benedire la tavola spezzando il pane, e somministrare il consolamentum; questi al contrario dicono non esservi bisogno di un particolare intermediario tra l'Uomo e Dio, ed ogni figliolo potersi rivolgere direttamente al suo padre celeste.

Col Sacconi s'accorda Pietro di Vauxcernay, il quale mettendo in raffronto i Valdesi cogli Albigesi dice che i primi sono meno perversi dei secondi, perchè in molti punti convengono coi cattolici. A quattro assommano i loro errori, portar sandali secondo il costume degli apostoli, credere che ognuno di loro se anche non ordinato possa consacrare il corpo di Cristo, vietare che si giuri, o che si uccida per qualsiasi ragione anche giusta.[222] Davide di Augsburgo, che nell'enumerare le principali dottrine dei valdesi si accorda colle altre testimonianze, aggiunge questa circostanza, che i Poveri di Lione si credevano così lontani dagli eretici, da domandare al papa Innocenzo III il riconoscimento del loro sodalizio, come quello che menava una vita conforme ai precetti dell'Evangelo.[223]

È adunque fuor di dubbio che i Valdesi non si possono accomunare coi Catari, e per la concordia delle più antiche testimonianze e per l'evidente disformità delle dottrine. Ma queste differenze non ci debbono far dimenticare i punti di contatto.